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Archive for the ‘politica’ Category

Arrivo a Santa Ana che è già sera. La guida che mi hanno prestato dice che ci sono un paio di ostelli decenti nei pressi della terminal. Forse saranno pure decenti gli ostelli ma l’aria che si respira intorno non mi dà grande fiducia: mi piacerebbe, dopo una necessaria doccia, poter andare a farmi una birra in qualche bar. E due passi per conoscere almeno un po’ la città: meglio spostarmi verso il centro.

Sarà l’autosuggestione dei fatti di cronaca che si leggono quotidianamente sui giornali salvadoregni, o dei racconti degli amici, ma non sono tranquillo mentre cammino incerto sulla direzione da prendere: non c’è quasi nessuno a piedi per strada. L’illuminazione è bassa. Temo di trovarmi in qualche situazione scomoda se sbaglio traversa o se il mio proverbiale istinto di orientamento mi tradisse all’improvviso.

Finalmente riesco ad arrivare alla piazza principale. Vado a vedere uno degli hotel della guida. 10 dollari. Deve aver conosciuto tempi migliori … ma sono troppo stanco e mi sembra perfetto.

Dopo una doccia rinfrancante esco in cerca di cibo. Il portiere d’albergo mi indica tre opzioni vicine alla piazza: in una fanno pupusas. Poi c’è un Pollo Campero (fast food) e un Pizza Hut … ma in quest’ultimo, mi avvisa il signore, non ci si può sedere: è solo per consegne a domicilio …

Ormai è completamente buio. Provo ad allontanarmi uno o due isolati dalla piazza perché mi piacerebbe un po’ di vita comune. Strade deserte, buie, gli unici movimenti vengono dalle sporadiche auto di passaggio.

Sembra di essere in una città in tempo di guerra. È vero siamo in settimana. Ma Santa Ana non dovrebbe essere poi così piccola. E nei fine settimana sarà molto diverso? Il terrorismo del terrore ha preso il sopravvento. Se ne sentono troppe in giro. Senza che sia stata decretato ufficialmente a Santa Ana c’è il coprifuoco.

Nella mia piccola escursione non trovo alternative. Rientro sulla piazza deciso a mangiare dove fanno pupusas. È comunque anche questo un fast food … Un fast food di cibo tipico. La grande forza del capitalismo: dimmi quello che vuoi e io ci metto due secondi a imballarlo nella plastica.

Le dinamiche di questi pseudo-ristoranti sono le stesse dappertutto. Cameriera con poca elasticità mentale. Adolescenti che si trovano nel loro habitat naturale. E fanno un piccolo casino, stereotipato come le patatine che, dopo aver subito il trauma del repentino passaggio dal freddo buio del congelatore alla luce al neon e olio bollente, riesumate, hanno avuto il brivido di sfrusciare giù nel cartoncino, e poi di una danza incerta in balia di un vassoio di plastica ondeggiante. E giacciono ora lì, stecchite o sfatte. Definitivamente morte.

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donne in lotta

Anche quest’anno a Matagalpa sono intense le attività per la giornata mondiale contro la violenza verso le donne. Questo problema è molto forte in Nicaragua: dall’inizio dell’anno ci sono stati 63 omicidi della violenza machista. 466 dal 2006.

Che non si pensi a questo problema come prettamente latinoamericano o dei paesi del Sud del mondo: in Italia, ad oggi, nel 2012 sono stati 115 gli assasini da parte di mariti, fidanzati, compagni, ex-compagni, padri, fratelli … uomini che non accettano che la donna non é un oggetto di loro esclusiva proprietá.

E ovviamente il femminicidio é solo la punta dell’iceberg di un fenomeno di violenza che si esprime a più livelli: dalla definizione precostituita di un modello santa-madre-puttana ancora estremamente vigente allo stucchevole sfruttamento del corpo della donna nella società dello spettacolo e dell’immagine, dai mondi lavorativi per soli uomini alla scarsità di donne ai vertici del potere economico e politico, dalle discriminazioni salariali alla prostituzione, dalle violenze psicologiche alle botte, dai ricatti sessuali agli stupri.

Tutto è vita quotidiana delle donne, e a ricordale questo stato d’assedio permanente per le vie del Nicaragua anche gli immancabili e continui apprezzamenti non richiesti quando camminano per strada.

Dalla rocker nicaraguese Gabi Baca (che in spagnolo suona come Gabi Vacca, infatti il suo slogan è Gabi Baca presidente: più latte per tutti! e la chiamano anche la “Baca Loca” … la “Mucca Pazza”), una risposta decisa e ferma a questa violenza così frequente ad ogni angolo di strada.

Il pezzo si intitola “Con la stessa moneta” ed è diventano un inno dei movimenti femministi nicaraguensi.

Segue un’improbabile, difficilissima, traduzione. Il pezzo in spagnolo e, finalmente, un video con la canzone.

Con la stessa moneta

Psst, pssst, ciao amore …

Mi hai rotte le ovaie con queste canzoni,
nelle quali secondo te ti piovono mutandine
come ti sentiresti se ti mettessi in una canzone
con il culo di fuori?
Come ti sentiresti se uscissi per strada
Ed ad ogni angolo un idiota ti rompesse i c …

Eh? Ciao amore,

Ti credi un duro, ti credi un gran poeta,
ti credi presidente ma sei un signor nessuno
quando vai per strada ricordati il rispetto
ti a messo al mondo una donna, non essere un animale
se tua madre ti sentisse ti prenderebbe per le orecchie
mettiti sotto, mettiti sopra
che bello che sei con quella panzona

Coro: voglio camminare senza che mi rompano,
senza sentire i fischi all’angolo della strada (ripetere)

ti pensi un signore, ti senti un fighetto,
ti credi profeta ma sei solo un idiota
che venga Looney Tunes (eroi dei cartoni animati), attento Daddy Yankee (cantante di reggaeton)
che mi senta Dobleu (un gruppo di hip hop), così te lo canta
che già c’è questa vaccotta, un abbraccio alla cavallotta (uno dei soprannomi di Ivy Qeen, una cantante di reggaeton), senti Calle 13 (Calle 13 … è Calle 13!!!)
un saluto vaccino-nicaraguense

Coro: voglio camminare senza che mi rompano,
senza sentire i fischi all’angolo della strada (ripetere)

Tante scemenze che tu saresti il padrone,
il tuo cervello e il tuo pene sono ugualmente piccoli
non ho paura dei violenti,
di chi crede che a pugni si guadagnino onori,
chiamami scema, chiamami rockettara,
dimmi tipa oppure coatta,
i tuoi “complimenti” fesso, non attraversano la mia frontiera.
Io sono la guerrigliera, la mucca pazza del rock,
e Rivolta Sonora (Revuelta Sonora è un gruppo rock nicaraguense)
Forza Momotombooo! (il Momotombo è un vulcano simbolo del Nicaragua, ma anche un musicista e produttore nica)

Coro: voglio camminare senza che mi rompano,
senza sentire i fischi all’angolo della strada
vestirmi carina per andare a passeggiare
senza che mi disturbi nessun ciarlatano …

Con la Misma Moneda

Psst, pssst, adiós amor…

Me tenés de un ovario con esas canciones,
en que según vos, te llueven calzones.
¿Qué sentirías si te pusiera
en una canción con el culo pa’fuera?,
¿qué sentirías si por la calle fueras
y en cada esquina un cabrón te jodiera?

¿Ah?, adiós amor,

Te creés boxeador, te creés gran cantante,
te creés presidente y sos un don nadie.
Si vas por la calle recordá respetar,
te parió una mujer, no seas animal.
Si tu mama te viera las groserías,
de las dos orejitas te jalaría.
Ponete pa’bajo, ponete pa’rriba,
bien lindo te ves, con esa barriga.

Coro: Quiero caminar sin que me jodan,
sin que chiflen en la esquina… (repetir)

Que si sos el señor, que si sos papichulo
te creés un profeta, más sos un tapudo;
que venga Looney Tunes, atento Daddy Yankee,
que me oiga Dobleu, para que te lo canten.
Que ya llegó esta Bacota, y abrazo a la Caballota,
¡Oye Calle 13!, un saludo bacuno-nicaraguense.

Coro: Quiero caminar sin que me jodan,
sin que chiflen en la esquina… (repetir)

Tanta chochada con que vos sos el dueño,
tu cerebro y tu pene son igual de pequeños.
A mí no me asustan los abusadores,
los que creen que a puños, se ganan honores,
decime patana, decime rockera,
decime fulana y hasta pandillera;
tus ‘halagos’ patán, no cruzarán mi frontera.
Yo soy la guerrillera, la Baca Loca rockera,
y Revuelta Sonora,
!dale duro Momotombooo!

Coro: Quiero caminar sin que me jodan,
sin que chiflen en la esquina;
vestirme bonita para ir a pasear,
sin que me moleste ningún charlatán…

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In Nicaragua tutto ok

Vi propongo la traduzione di un articolo di Bernard Borel di Gauchebdo che a me é arrivato in un documento dal titolo “Au Nicaragua Ok”. La mia lettura della situazione é piuttosto diversa e la daró prossimamente.

In Nicaragua il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale ha vinto a mani basse le elezioni municipali: il FSLN ha vinto lo scorso 4 novembre in 134 dei 153 comuni rafforzando il suo potere a livello locale. A Managua, la capitale di più di 2 milioni d abitanti, più dell’80% ha votato per il partito di governo, a livello nazionale la media é del 70%.
Lazaro Cardenas, capo della missione dell’OSA (Organizzazione degli Stati Americani), ha sottolineato il buon svolgimento delle elezioni, che sono avvenute nella calma e senza evidenze di brogli. L’Istituto per lo sviluppo e la democrazia, una Ong locale, si é pronunciato nello stesso senso. Queste due organizzazioni (che vegliavano sulla regolaritá delle votazioni) hanno evidenziato solo suggerimenti tecnici per migliorare ancora il processo elettorale.
Questa volta l’opposizione non ha che attaccarsi alla bassa partecipazione al voto, “solo” 56% degli iscritti (ció che sarebbe probabilmente un record nella nostra cara democrazia elvetica!) per parlare del “fallimento” di Daniel Ortega, dirigente storico del FSLN e nuovamente presidente del Nicaragua dal 2006. Cinque anni fa l’opposizione aveva gridado alla frode, contestando in particolare il risultato di Managua.
É la vittoria di un vero progetto politico che é stato di nuovo plebiscitato questo 4 novembre. Si rinforza la sinistra latino-americana e il progetto dell’ALBA (Alleanza Bolivariana per i Popoli) lanciato dal presidente del Venezuela Hugo Chavez, progetto che coordina le relazioni socio-economiche fra Venezuela, Equador, Bolivia, Cuba e Nicaragua.
Il popolo nicaraguense riconosce dunque che dal 2006, sotto la gestione del FSLN, la sua vita quotidiana é cambiata radicalmente: l’accesso alla salute ed all’educazione ritornato ad essere gratuito e reale, dopo 17 anni di abbandono dovuto a vari governi neo-liberali. La popolazione ha beneficiato anche di un rilancio della produzione agricola con programmi quali “Fame Zero”, ispirato a quanto fatto da Lula in Brasile, o a microcrediti finalizzati a migliorare la sicurezza alimentare, cosa che fra l’altro ha ridotto drasticamente gli indici di povertá estrema, secondo dati dell’Onu. E ancora programmi per la ridistribuzione della terra e di aiuto all’auto-costruzione di alloggi.
I critici spesso accusano il FSLN di clientelismo, ma se i “clienti” sono la maggioranza della popolazione votante, chi puó dire niente!
Fra l’altro questi stessi oppositori continuano a dire che i miglioramenti sociali sono stati possibili solo grazie all’aiuto del presidente Chavez e che praticamente il Nicaragua é un paese mantenuto dall’ALBA e in particolare dal petrolio venezuelano.
Assume particolare rilevanza in questo senso evidenziare che nel 2006 dal petrolio veniva l’80% dell’energia elettrica del paese. I black out erano all’ordine del giorno, cosa che danneggiava fortemente la produzione industriale.
Il governo di Daniel Ortega ha ripreso in mano la distribuzione di energia (che era gestita da un’impresa spagnola, la Fenosa, il cui interesse era solo finanziario). Nel frattempo é anche riuscito a ridurre la dipendenza dal petrolio al 45%, mentre l’erogazione del servizio é passato da una copertura del 54% ad una del 72%. Molteplici progetti di energie rinnovabili, tanto geotermici che idrici, eolici e solari sono stati sviluppati. Ció dimostra che anche in questo campo il Nicaragua di Daniel Ortega cerca di aumentare la propria sovranitá, nostante la possibilitá di comprare il petrolio venezuelano a prezzi inferiori al mercato! É previsto che da qui a cinque anni la copertura nazionale di energia sará portata al 86% con progetti di energie verdi, ció che dovrebbe permettere di ridurre la bolletta petrolifera di 500 milioni di dollari!
A sei anni dal ritorno al potere il FSLN, cosí spesso screditato in Europa, dimostra la capacitá di concretizzare politiche favorevoli per la stragrande maggioranza della popolazione. Il partito punta ad un’indipendenza economica ed energetica che dovrebbe far riflettere i politici europei, i quali si dimostrano incapaci di mantenere le conquiste sociali ottenute con le dure lotte del ventesimo secolo, costringendo parti importanti della popolazione di Grecia, Portogallo e Spagna a tornare a livelli di povertá nei quali viene messa in discussione la stessa sicurezza alimentare!

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Elezioni municipali

Da un giorno all’altro hanno riasfaltato tutto il centro cittá.

Mi chiedo quando l’abbiano fatto. Perché io non me ne sono accorto, non ho visto strade chiuse, macchine in attesa, semafori provvisori, omini con pettorina arancione.

Semplicemente una mattina sul percorso per andare al lavoro ho preso atto che il nero del nastro stradale era piú nero e brillante, mentre respiravo l’intenso e per me piacevole, anche se immagino dannoso, odore del catrame fresco.

Hanno riasfaltato tutto il centro cittá, probabilmente in un bliz di una notte, tipo che con le giuste motivazioni le cose si fanno e anche in fretta.

In una notte hanno riasfaltato tutto il centro cittá. E vi assicuro che non ce n’era nessun bisogno.

(il 4 novembre in Nicaragua ci sono le elezioni municipali)

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Come annunciato nel post precedente riporto la breve cronaca di un’attività in cui ADDAC ha partecipato in prima persona. Un modo per presentare un’altra importante funzione dell’associazione che ho l’orgoglio di appoggiare. Il testo è tratto da una rivista locale che si chiama “Grafica Matagalpa” (edizione elettronica n. 43, di Frank Garcia e Luis Castrillo), a sprazzi eccessivamente retorico … ma anche questo fa parte del paesaggio locale …
Per il testo originale in spagnolo e altri articoli sul medesimo evento seguire il link http://www.addac.org.ni/files/attachments/documentos/No_a_la_mineria.pdf

Oggi Rancho Grande è unito in un’unica lotta. Dalle autorità municipali alla chiesa cattolica, dalla chiesa evangelica agli organismi non governativi, ai comuni cittadini, tutti con la stessa richiesta di sospendere le concessioni di sfruttamento minerario, percepito come fonte di morte e distruzione.

L’esecutivo municipale già nel novembre 2010 aveva dichiarato la sua opposizione alle operazioni della compagnia “Exploración Corazn S.A.”. “No allo sfruttamento minerario, no alla distruzione, no all’inquinamento”. Il reclamo della popolazione al Governo di Daniel Ortega è che non si diano più concessioni per l’esplorazione e lo sfruttamento minerario, che non si renda complice delle transazionali minerarie e che rispetti l’impegno preso a favore della difesa della “Madre Terra”.

Il fiume di gente scorre compatto per le strette strade del paese: “Fuori la miniera” “Viva la vita” “Viva gli alberi” “Viva i fiumi” “Viva i boschi” “Fuori Minesa” (Empresa Minerales de Nicaragua S.A., ndr), gli slogan urlati da più di quattromila abitanti del comune di Rancho Grande, impegnati a salvare l’ambiente.

La data di lunedì 3 ottobre 2011 rimarrà scolpita nel cuore della gente come il giorno in cui gli abitanti di Rancho Grande iniziarono la difesa della vita, della natura, dell’ambiente. Vengono da La Lana, La Cuyuca, La Colonia, La Castilla, Babaska, Las Carpas, Mancera, El Cortijo, El Rosario …

La dimostrazione di civismo è impressionante. Niente è impossibile. La gente prende coscienza del fatto che l’esigenza di conservazione della natura non è qualcosa di irraggiungibile. È un giorno di comunione, di alleanza, di eucarestia, dove partecipano cattolici ed evangelici, uomini e donne, bambini, adolescenti e anziani, gente delle comunità e del paese.

È un giorno che sigilla la fratellanza per preservare e non distruggere, di agire attivamente e non lamentarsi passivamente della deteriorazione. Si dichiara l’impegno per salvare la vita con il cuore, con le mani, con il patriottismo e con la volontà di essere persone migliori.

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È un’altra canzone che canticchio stamattina … stanotte mi sono addormentato davanti alla televisione aspettando dei dati più definitivi rispetto alle prime proiezioni basate sul 6.75% degli scrutini che Roberto Rivas, presidente del Consiglio Supremo Elettorale, ha comunicato, quale prima informazione ufficiale, verso le 23.

Già da un’ora comunque un po’ in tutto il Paese i sandinisti stavano festeggiando la vittoria, e subito dopo l’annuncio di Rivas, i canali televisivi affini al Frente hanno iniziato a trasmettere i festeggiamenti nelle piazze.

Deciso che non era il caso di andare a vedere che succedeva a Matagalpa, un po’ perché vicino a casa mia si era concentrato un gruppetto di una ventina di persone di cui non si capiva bene da che parte stavano e che intenzioni avessero, un po’ perché questo dipartimento è stato quello che nel corso della giornata ha fatto registrare più scontri (alcuni seggi sono stati dati alle fiamme a La Dalia e ci sono state violenze a Sebaco e Ciudad Dario), e soprattutto per quel sentimento di cui parlavo nel post precedente di necessaria discrezione verso un evento che logicamente deve essere solo o prevalentemente nicaraguense, ero intenzionato ad andare avanti nella notte elettorale sorbendomi le varie analisi di filogovernativi e oppositori, aspettando dati più solidi.

Nei fatti i canali critici al Frente, dopo aver passato la giornata a raccogliere tutte le possibili testimonianze di anomalie, irregolarità, violenze, vista la mal parata, hanno chiuso le loro trasmissioni quasi subito dopo i primi risultati, mentre i canali filogovernativi, dopo aver passato la giornata a dire che il processo elettorale si stava svolgendo senza nessun problema, si sono concentrati sui festeggiamenti.

Ed è quindi sulle note ripetute all’infinito di “Nicaragua triunfarà”, il jingle elettorale con parole ad hoc e musica della celeberrima “Stand by me”, che mi sono addormentato sul divano, svegliandomi alle tre, con risultati non molto più definitivi di quelli delle 23 …

Infatti ora che è mezzogiorno, a 18 ore dalla chiusura dei seggi, il dato ufficiale è basato solamente sul 38.8% dei voti: per fortuna che i dati della vittoria di Ortega (64% dei suffragi!) sono talmente schiaccianti che automaticamente sgonfiano tutte le tensioni. Ma non voglio immaginare cosa starebbe succedendo se si fosse in una situazione di testa a testa.

Parliamoci chiaro, in queste ore ne ho viste e sentite un po’ di tutti i colori, e fra le rassicurazioni governative e le accuse degli oppositori credo che la verità possa stare da qualche parte nel mezzo: non escludo che il processo abbia avuto delle forzature.

L’entità della vittoria e lo scarto rispetto al secondo candidato, Gadea, fermo al 29%, mi fanno però essere tranquillo sul fatto che il risultato finale è quello giusto. Siamo pragmatici: ragioniamo per assurdo … avesse anche rubato, Ortega, quando può aver rubato … fosse anche il 14% manterrebbe la maggioranza assoluta.

Questo trionfo totale è figlio di tanti fattori, come ovvio per un evento così significativo. Fra i principali la pochezza, inettitudine e confusione dell’opposizione, che non è riuscita a superare le divisioni interne, si presentava nella sua forma teoricamente più contundente con un’alleanza spuria fra liberali e sandinisti dissidenti, con nessuna affinità ideologica/programmatica se non l’anti-orteguismo, e che propinava un ottantenne per guidare una nazione in cui più del 60% ha meno di 24 anni …

La vittoria è pero soprattutto nei meriti del FSLN guidato da Daniel Ortega e da sua moglie Rosario Murillo, che nel tempo sono riusciti a trasformare una forza rivoluzionaria in una forza di governo, e a metterla al centro di un meccanismo perfetto dove trovano il loro posto più congeniale ognuno dei settori cardine della società: l’esercito e la polizia, la Chiesa e la grande impresa. Tutto questo senza perdere il linfatico contatto con la base, con il popolo, quelli che alla fine votano, ai quali il Frente è riuscito a rispondere al meglio, garantendogli stabilità emotiva in quella che è la loro attuale concezione morale rispetto ai temi dell’aborto e dei diritti di donne, omosessuali, e infanzia, e offrendogli nel contempo speranza e considerazione, con misure e programmi efficaci, ed estremamente paganti dal punto di vista comunicativo (tanto che nella campagna elettorale le opposizioni ripetevano in continuazione che non avrebbero toccato nessuna di queste proposte), per andare a rispondere ai bisogni basici della popolazione: salute, educazione, lotta alla povertà, infrastrutture.

Fuori dal sistema rimangono quindi ormai solo vecchi reazionari come Gadea, qualche ex-contras nostalgico dei bei tempi della guerra civile, chi intende la politica come fede calcistica e non tradisce la squadra liberale anche se è andata in serie B, i dissidenti e i purgati dal FSLN, poveri intellettuali e/o idealisti e/o filo statunitensi del Movimento Rinnovatore Sandinista, delle associazioni della società civile, dei movimenti femministi, e dei movimenti per i diritti degli omosessuali.

Il FSLN è una macchina da guerra perfetta e per questo ha sbaragliato tutti gli avversari e oggi ancora più di ieri si erge a unica forza in grado di governare questo paese, con un capitale politico enorme: due nicaraguensi su tre (!) sposano il progetto di Ortega. Progetto che ormai non avrà più ostacolo alcuno se consideriamo che nella passata legislatura con 38 deputati, il Frente aveva in mano solo il 41% del Parlamento, ora che i deputati saranno 59, o giù di lì … vi sarà una maggioranza blindata saldamente sopra il 60%.

Ma torniamo a Stand by me, di cui purtroppo il lavaggio del cervello subliminale notturno ha prodotto che mi sia rimasta in mente la, pessima, versione italiana “pregherò per te” … pregherò per te, che hai la notte nel cuor e se tu lo vorrai crederai, io lo so perché tu la fede non hai, ma se tu lo vorrai … crederai …(se fossi in video qui farei lo sguardo da pazzo …)

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Siamo finalmente al grande giorno! Oggi 3.4 milioni di nicaraguensi esprimeranno il loro voto per decidere chi governerà il Paese nei prossimi cinque anni.

Verso le nove e mezza, quando è ormai chiaro che il Catania non farà sorprese a San Siro e aver appreso che il mio piano partita, patatine e birre per far passare qualche ora in attesa della veglia notturna per i primi risultati elettorali è stato lavato via dalle piogge su Napoli, decido di affacciarmi sulla città.

Ho una scuola praticamente voltato l’angolo, ma preferisco fare un giro largo per vedere un po’ che aria si respira in città.

Mi sorprende vedere il supermercato Palì aperto, come qualsiasi altra domenica. Anche la Matagalpa ha deciso per l’apertura, mentre la Colonia tiene le saracinesche serrate, mi perdo in improbabili dietrologie politiche sulle diverse scelte fatte dai vertici delle catene commerciali, poi lo sguardo cade su un foglio bianco appeso sull’entrata de La Favorita, un negozio relativamente grande del centro, che oggi è chiuso ma annuncia la regolare riapertura per domani, lunedì.

Matagalpa è tranquilla. Più o meno come qualsiasi domenica, qualche negozio è aperto. Sarebbe da vedere esattamente quanti meno rispetto alle altre domeniche dell’anno. Il Barista, dove fanno il miglior espresso della città, e di cui per questo sono assiduo frequentatore, ha deciso per la chiusura.

La strana sensazione di essere un intruso mi accompagna per tutta la passeggiata … in fondo oggi e come ieri, e così sarà domani, non dovrei percepirmi diverso, allo stesso tempo sento, potere dell’autosuggestione, che debba essere la giornata dei nicaraguensi, solamente la loro, e che io, come chele non ho diritto a partecipare nella scena …

Incontro i vicini che mi mostrano convinti il pollice macchiato con inchiostro viola segno che hanno esercitato il loro diritto.

Finalmente decido che la mia intrusione è sufficiente, rientro verso casa passando davanti alla scuola, sbircio dal cancello aperto e vedo un po’ di gente quasi ordinatamente affollata sotto l’albo con la lista degli aventi diritto al voto in quel seggio, stanno verificando che il loro nome sia presente prima di passare a fare la fila per votare, qualche metro più in là.

Alla televisione il capo della polizia, Aminta Granera, una signora di mezza età dalla faccia rassicurante, conferma il titolo del giornale che ho appena comprato “calma relativa” (sopra la foto, questa meno rassicurante, di forze dell’ordine in tenuta anti-sommossa), e sottolinea come nonostante i disturbi occorsi ieri (in vari punti del Paese ci sono state proteste e scontri a causa del fatto che le autorità centrali hanno ritardato la consegna degli accrediti per l’accesso degli osservatori dei partiti di opposizione al seggio), non si stanno vivendo in Nicaragua situazioni gravi occorse ancora nelle ultime elezioni in Messico, Gatemala, Colombia dove ci sono stati vari morti.

Il canale 4, “canale della dignità sandinista”, contraddice il suo lemma con un fastidioso gioco con il 2 della scritta permanente in un angolo del teleschermo “elezioni 2011”: il numero 2 viene ingrandito e rimpicciolito in continuazione, con evidente ammiccamento al fatto che bisogna votare per la lista 2, quella del FSLN.

Il responsabile degli osservatori dell’Unione Europea letteralmente sommerso dai microfoni dichiara che al momento non gli risultano irregolarità particolarmente gravi, ma che ovviamente bisogna aspettare fino alla fine di questa lunga giornata.

Aspettiamo allora …

Nel frattempo mi si ripresenta alla mente un motivetto che da qualche giorno mi ronza in testa, e mio malgrado mi ritrovo a canticchiare …

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Fra tre giorni si vota. Teoricamente da ieri non si può più fare propaganda elettorale, ma ho appena visto uno spot dove il cardinal Obando, “alleato” di Ortega, in una messa, alla quale assiste la coppia presidenziale, elenca i vari programmi statali specificatamente dedicati alla lotta alla povertà. Ovviamente dopo aver sottolineato che non si può votare per chi si dice a favore dell’aborto (questo tema e uno sui quali si è battuto di più in quest’ultimo periodo della campagna elettorale, e il Frente si è auto-investito quale maggior paladino contro “la cultura della morte”).

L’influenza della Chiesa, comunque non tutta a favore del Frente, appare evidente: per esempio, lunedì compro il giornale El Nuevo Diario, a pagina 3 l’articolo “La Chiesa insiste di votare contro l’aborto”, mentre a pagina cinque si trova un testo che riprende le parole del presidente della conferenza episcopale nicaraguense, testo nel quale scopro che è stata emessa dall’istituzione religiosa una “guida del votante”, dove si tratteggia il profilo del “buon candidato”.

Ora passano mini-servizi in cui si intervista un medico, una contadina, una pensionata, eccetera, tutti a dire bene del Governo.

Quello che si sta evitando è lo spot classico, con la musichetta, la gente con la maglietta, votantonio votantonio votantonio … però non mi sembra proprio un gran silenzio elettorale …

Le ultime inchieste prevedono un trionfo per Ortega: 58.3%, al secondo posto gli indecisi o i “malfidati” che non si pronunciano: 22.6%, poi Gadea 15.5%, e Aleman 3%.

Non ci sarà proprio partita?

Oggi la mia controparte non è potuta andare a La Dalia perché un gruppo di liberali bloccava la strada per protesta: ce l’hanno col Governo che a loro dire non li ha, volutamente, forniti di carta di identità, indispensabile per votare.

Il voto inizierà alle 7:00 di domenica ed andrà avanti per tutto il giorno, fino a esaurimento delle file (mi hanno detto che la gente va all’alba davanti ai seggi a mettersi in coda).

Da sabato entra in vigore la “ley seca”, la “legge secca”: per evitare di fomentare problemi di ordine pubblico per 48-72 ore sarà vietata la vendita di alcolici. Domani toccherà andare a fare scorta di birra … Poi bisogna sempre vedere … se la ley seca funziona come il silenzio elettorale, qualche scappatoia si può immaginare.

In generale nell’aria si sente la giusta eccitazione, e tutto sommato poca di quella tensione che mi venivano vaticinando da mesi.

Intanto peró lunedì non si lavora quasi da nessuna parte, che … nessuno sa veramente cosa succederà lunedì …

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intenzioni di voto

Dopo la presentazione dei candidati presidenziali volevo seguire l’andamento dei sondaggi sulle intenzioni di voto, avevo trovato dei dati relativi ad un’inchiesta svolta in aprile. Ecco che i tempi di aggiornamento del blog mi fanno avere dei nuovi dati, di modo che, nelle variazioni fra i due sondaggi si potranno già delineare delle tendenze, ma anche, o forse soprattutto, evidenziare la difficoltà di orientarsi in un paese dove l’informazione politica è sempre molto tendenziosa e manipolata a piacimento dalle varie parti in causa.

I sondaggi sono stati pubblicati dai due quotidiani nazionali, entrambi critici, anche se con toni diversi, nel loro giudizio sul governo. Ad aprile il vantaggio di Daniel Ortega era frastornante: 48% delle intenzioni di voto, che, se abbinato a un 32% di persone che non rispondevano (di queste più della metà diceva che non sarebbe andata a votare), faceva facilmente prevedere una vittoria con più del 50% per l’attuale presidente. Gadea raccoglieva il 13%, Aleman il 6%.

I sondaggi di maggio, di altro istituto di inchiesta, questo può ovviamente avere un’influenza sui dati, ridimensionano lo strapotere del partito al governo, dando Ortega al 38%, Gadea al 28%, Aleman al 14%. Indecisi e non votanti risultano ridotti al 17%, cosa che può spiegare parzialmente l’evoluzione fra un sondaggio e l’altro, ma non è ovviamente sufficiente. E non essendo successo niente di particolarmente clamoroso nel periodo, non si capisce bene da dove verrebbero questi sensibili spostamenti di voti. Tanto che personalmente ho anche pensato che i sondaggi avessero volutamente inizialmente pompato i risultati di Ortega per poter poi parlare di un calo suo e di un recupero da parte degli oppositori …

Fatta questa personalissima valutazione, non appare irrilevante che sugli stessi quotidiani si ammetta che il gradimento della popolazione sul presidente in carica, 42% di apprezzamento, è molto più alto rispetto a quello che i precedenti presidenti avevano avuto nell’ultimo anno del loro governo: Enrique Bolaño 22%, Arnoldo Aleman 26% e Violeta Barrios 23%.

Tornando ai sondaggi siamo dunque passati nel giro di un mese da una vittoria annunciata a un quadro che apre scenari molto più complessi: se il primo partito non supera il 50% e lo scarto rispetto al secondo è inferiore a 5 punti si andrebbe al ballottaggio, cosa che potrebbe portare ad una riunione di fatto delle forze liberali e probabilmente alla loro vittoria.

In questo momento in realtà nessuno crede veramente a quest’eventualità. Aspettiamo i prossimi dati per capire meglio. O per essere ancora più confusi …

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blocchi di partenza

A novembre il Nicaragua va al voto per scegliere il suo Presidente. Diamo una breve panoramica delle forze in gioco.

Il presidente in carica, Daniel Ortega, si ripresenta e guida la coalizione “Unita Nicaragua Trionfa”, la quale, oltre al portante Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, é piuttosto composita, comprendendo: il partito Yatama (rappresentante della comunitá nativa dei Miskito), il Partito Liberale Nazionalista, il Movimento di Unitá Cristiana, l’Unione Democratica Cristiana, il partito Alternativa per il Cambio, il Partito della Resistenza Nicaraguense (con il termine “resistenza” in Nicaragua ci si riferisce a chi si schieró con la controrivoluzione negli anni Ottanta), il partito Cammino Cristiano Nicaraguense, il Movimento dei Conservatori Tradizionalisti, il Movimento Viva la Repubblica, il Movimento Democratico della Resistenza Nicaraguense, il Movimento Evangelici della Convergenza, il Movimento Indigeno della Costa Caraibica, il Movimento di Azione Cattolica.

Gli altri quattro candidati alla presidenza si rifanno alla tradizione liberale (il polo che si oppone ai sandinisti e che fino a quando si era mantenuto unito aveva dimostrato di avere la maggioranza dei voti nel Paese), e sono:

. Fabio Gadea, noto commentatore radiofonico, ottantenne, alla testa dell’alleanza UNE, Unitá Nicaraguense per la Speranza, composta dal Partito Liberale Indipendente, il Partito Azione Cittadina, e il Movimento di Unitá della Costa Caraibica. Quest’alleanza é appoggiata dal Movimento Rinnovatore Sandinista e dal Movimento Andiamo con Eduardo (Eduardo Montealegre, ex dirigente del PLC).

. Arnoldo Aleman, ex-presidente, con la coalizione Partito Liberale Costituzionalista, integrata oltre che dal PLC, dal Partito Conservatore, e dal Partito Indigeno Multietnico.

. Enrique Quiñonéz, giá ministro in un governo liberale, rappresentante del partito Alleanza Liberale Nicaraguense.

. Miguel Angel Garcia, diputato “indipendente”, candidato dell’Allenanza per la Repubblica, che conta, oltre all’omonimo partito, sul Partito Neoliberale e il Partito Unionista Centroamericano.

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