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Archive for the ‘microcredito’ Category

sostiene Chilolo

Di seguito un articolo scritto per il rapporto annuale di Unité (Associazione Svizzera per lo scambio di persone nella cooperazione internazionale, http://www.unite-ch.org):

Dar credito alle persone

Sviluppo delle capacità metodologiche e sociali nel servizio di microfinanza di ADDAC (Nicaragua)

Giuseppe Aieta, 39 anni, è un volontario di Inter-Agire attivo da settembre 2009 nell’appoggio ad ADDAC (Asociación para el Desarrollo y la Diversificación Agrícola Comunal), un’organizzazione nicaraguense con progetti di sviluppo rurale nella zona nord del paese.
José Dolores Pérez, detto “Chilolo”, 29 anni, è uno dei sei promotori di credito dell’associazione. In questo dialogo-intervista fra i due si racconta l’esperienza di interazione, scambio e rafforzamento delle competenze locali (capacity development).

Giuseppe: che possibilità di formazione hai avuto nella tua vita? Qual è il tuo livello scolastico?
Chilolo: avevo interrotto le medie per iniziare a lavorare. Dal 2009 ho ricominciato a studiare, frequento il sabato: ho già potuto ottenere il titolo di scuola media. Nel 2012 dovrei ottenere il diploma di tecnico agricolo, e poi vorrei continuare con il livello universitario, per essere ingegnere agronomo, se tutto va bene, nel 2015.
Che ruolo ha avuto ADDAC in queste tue scelte di impegno e superamento?
Un ruolo fondamentale, l’associazione incentiva molto lo sviluppo personale e appoggia chi come me dimostra volontà di migliorare il proprio grado di preparazione. E poi, oltre agli aspetti formativi è molto aperta alla mobilità interna: per chi dimostra impegno si aprono possibilità insperate. Come sai io iniziai da autista, nel 2002, poi nel 2006 mi si offrì l’opportunità di diventare promotore di credito.
Com’è la tua esperienza di promotore di credito?
Buona, sono ormai più di quattro anni che ricopro questo ruolo e mi sento di svolgerlo bene. Attualmente lavoro nella zona di Rancho Grande e gestisco un portafogli di due milioni di cordoba (centomila dollari), distribuiti fra circa duecento clienti. Oltre questo supervisiono una trentina di fondi rotatori comunali.
Come hai vissuto il mio arrivo ad ADDAC? Eravate stati avvisati prima?
Sì, ci avevano detto che veniva un cooperante dalla Svizzera per appoggiare il Programma. Io pensai in realtà che ti saresti dedicato più che altro alla sede centrale, e … che venivi a farci le pulci!
E come vedevi la cosa dunque? Come un’intrusione?
No no … ho sempre pensato che, per migliorare la critica costruttiva fosse fondamentale, ad esempio, personalmente, ho sempre chiesto ai miei superiori di avvisarmi quando facevo degli errori, e quindi la possibilità che tu venissi a esaminare il lavoro del Programma la vedevo molto positivamente. Poi il fatto che tu venga da posti dove le visioni sono più ampie, i livelli di istruzione e professionalità maggiori, ovviamente può portarci molto.
Inizialmente comunque, come avevi immaginato, lavorai più con il direttore del Programma …
… sì, poi però ci facesti fare uno studio dettagliato di tutti i nostri clienti in mora e … mi costrinsi ad andare a trovare produttori che nemmeno conoscevo, perché il credito non gliel’avevo concesso io, erano in zone lontane, non avevano mai pagato le loro quote, erano crediti piccoli … con un po’ di conformismo avevo sempre puntato a recuperare i morosi con somme più importanti, consideravo che il costo di recuperare certi crediti non valesse la pena. Invece mi resi conto che c’era gente onesta, interessata a onorare il debito: semplicemente io non gli avevo dato sufficiente attenzione.
Da lì i nostri rapporti divennero più intensi, in particolare da quando si introdusse la pratica dei rapporti mensili sull’attività nella zona: ora ci rendiamo conto come il tuo intervento sia venuto a darci un certo ordine, a rendere più efficiente il nostro lavoro, a introdurre e sviluppare il concetto di pianificazione. È stata un’orientazione, avere una miglior direzione: come quando ti indicano il cammino da seguire.
Anche per quanto riguarda le presentazioni in pubblico dei nostri risultati c’è stato un miglioramento evidente: prima io stesso mi annoiavo mentre leggevo elenchi infiniti di dati molto minuziosi ai colleghi degli altri reparti, che ovviamente non erano interessati a quel livello di dettaglio.
Perché pensi si necessiti di qualcuno esterno per avere quest’orientazione? Voglio dire: se tu stesso ti rendevi conto che la tua forma di presentare era noiosa o che il tuo lavoro necessitava di una miglior pianificazione, perché non hai corretto da solo il tuo comportamento?
È che a volte ci sono cose che stando immersi in una realtà non si vedono. A volte si fanno le cose in un certo modo solo perché si sono sempre fatte così. Oppure si pensa “da domani, dal prossimo mese faccio così e così …”, ma se non viene qualcuno a metterti delle regole, dei limiti, è facile adagiarsi in abitudini sbagliate.
Riassumendo, quale pensi sia il maggior apporto della mia presenza qui?
Il tuo essere piuttosto esigente ci ha dato una certa disciplina: mi ricordo ad esempio che un giorno un collega era in ufficio, già aveva salutato e stava andando, tu lo fermasti e gli dicesti: “Allora? Non eravamo d’accordo che mi avresti portato il rapporto mensile oggi?”, e lui “sì, però … è che non abbiamo avuto elettricità nella zona …” o non so quale scusa addusse … e tu gli replicasti “va bene, ma perché te ne vai senza dirmi niente?”.
Sul momento, per com’è la nostra cultura, mi sembrò un po’ troppo diretto, però devo dire che questa tua fermezza è stata fondamentale perché prendessimo con responsabilità questa parte del nostro lavoro e potessimo giungere a migliorarci come abbiamo fatto negli aspetti organizzativi: fissare già a inizio anno le date in cui dover consegnare i rapporti mensili e sapere di dover rispettare quelle date … è una specie di rivoluzione per noi.
Abbiamo avuto momenti di formazione ad hoc, ma io penso che la parte migliore è la formazione quotidiana, nella pratica: io sento di essere molto migliorato e vedo che anche gli altri promotori stanno facendo gli stessi passi avanti.
Consideri che la mia presenza qui possa avere anche degli aspetti negativi?
La tua presenza no, il mio timore è che con la tua partenza le abitudini positive che si stanno sviluppando si possano perdere: è facile tornare alle cattive abitudini se non c’è qualcuno che costantemente ci ricordi i nostri doveri.
Veramente l’idea é che questo lavoro lo continui uno di voi promotori: considerata l’esperienza che hai nel Programma, il rispetto che ti riconoscono i tuoi colleghi, l’attenzione che dimostri nel migliorare il tuo lavoro e le tue competenze, a mio modo di vedere, potresti essere proprio tu ad assumere questa nuova responsabilità! Te la sentiresti?
… con un po’ di accompagnamento iniziale, certamente! In realtà sarebbe un onore mettermi al servizio degli altri promotori.

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Ed ecco che il movimento No pago, di cui abbiamo giá raccontato in un post precedente, finiti i termini per rinegoziare i debiti fra clienti e microfinanziarie (termini stabiliti da una legge moratoria che gli stessi No pago avevano chiesto a gran voce, ma che poi nei fatti hanno utilizzato solo in pochi), torna alla carica e lo fa senza lasciare piú dubbi sulla sua natura e sui suoi moventi.

Una settimana fa sono scesi in piazza con la seguente proposta per Ortega: lo Stato compri i nostri debiti (25 milioni di dollari) e noi voteremo per te alle prossime elezioni presidenziali …

Cosí! spudoratamente … se non altro non si puó dire che non sia faccia tutto alla luce del sole …

L’idea è che lo Stato paghi i debiti contratti con le microfinanziarie e poi i No pago gli restituiranno ognuno la propria parte, senza interessi, senza spese aggiuntive, in dieci anni (campa cavallo … che l’erba cresce).

Non staró a sottolineare ció che appare ovvio: se si accettasse questa soluzione l’unica cosa certa è che alla fine nessuno pagherebbe niente, ne l’effetto deleterio di una simile misura, sostanzialmente un classico condono: un regalo che chi governa fa ai cittadini disonesti e opportunisti a spese dei cittadini onesti e rispettosi delle regole, ma mi limiteró a un po’ di contabilitá spicciola che i due quotidiani nazionali (entrambi anti-orteguisti) si sono divertiti a riportare:

. 11,097 no pago hanno debiti fra 5,000 e 50,000 Cordobas (piú o meno fra 250 e 2,500 dollari), e rappresentano il 43% del debito totale,

. 1,736 hanno debiti fra 2,500 e 5,000 dollari (18% del totale),

. 515 fra 5,000 e 10,000 (13%),

. 313 fra 10,000 e 25,000 (15%),

. e 97 hanno debiti otre i 25,000 dollari (per dare un metro di valutazione ricordo che il PIL annuo pro-capite nicaraguense è di 2,700 dollari), l’11% del totale.

Nulla di nuovo … come accade in qualsiasi societá c’è sempre un gruppo ristretto di persone che si accaparra la maggioranza del bottino: il 6% ha il 39%, o il 19% il 57% …

Piú interessante a sto punto il costo medio per voto, che sarebbe di 1,813 dollari per ogni debitore … decisamente un po’ caruccio, non so se a Ortega convenga … … ancora una volta gli amici No pago secondo me hanno fatto male i conti … vediamo un po’ che succede, e che s’inventano la prossima volta …

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no pago!

Introduzione

Il Movimento di produttori, commercianti e microimpresari di Nuova Segovia, comunemente conosciuto come movimento “No pago”, nasce nel 2008. Forse a causa della crisi internazionale che iniziava a dare le sue prime avvisaglie, forse per il problema piú prettamente centro-americano di essere giunti, dopo anni di forte sviluppo dell’attivitá microfinanziaria, ad un limite delle capacitá di indebitamento delle famiglie, senza dubbio per situazioni contingenti che si venivano a creare su vari mercati, in particolare quello dell’allevamento che dopo una fase di forte espansione crollava letteralmente (le esportazioni nicaraguensi di capi di bestiame si sono ridotte del 37% fra il 2007 ed il 2008), o piú semplicemente per una somma di questi e di altri elementi, grazie anche all’azione “addensatrice” di due leader politici locali, si manifesta in un gruppo di cittadini di un dipartimento del Nord del Nicaragua la necessitá di organizzare una protesta contro quelli che loro considerano gli eccessi del sistema microfinanziario nicaraguense.

Ricordo d’infanzia

Devo dire la veritá: ogni volta che sento quest’espressione, “No pago”, mi torna in mente una scena di mio fratello che, avrá avuto tre anni, fa capolino all’uscio della cucina al momento della cena e, rivolgendosi al resto della famiglia giá seduto a tavola, dichiara spavaldo: “io non mangio!” per poi scappare via. Il siparietto si ripropose per vari giorni, finché una sera nostro padre, esasperato, con un sonoro ceffone interruppe questo capriccio di bambino.

L’aneddotto non vuole in nessun modo essere una presa di posizione sul movimento, che peraltro è chiamato cosí per la classica semplificazione giornalistica, nome che in ogni caso i partecipanti al movimento rifiutano, sostenendo di voler pagare, ma un prezzo giusto, rimane che non posso non pensare a questo ricordo di infanzia ogni volta che leggo o sento parlare di No pago …

Le forme di lotta e la “reazione” del Governo

 No pago (li chiameremo cosí per la succitata semplificazione che in effetti, nonostante l’evidente limite, ai fini della scorrevolezza del testo è indiscutibilmente efficacie), iniziarono a manifestare il loro dissenso in particolare contro le esecuzioni forzate da parte delle microfinanziarie che per recuperare i crediti non rimborsati si rifanno sulle garazie e quindi si appropriano del bestiame, della terra o della casa dei loro clienti morosi.  Oltre a tentare di impedire queste espropriazioni, la maggior forma di attirare l’attenzione era, e continua ad essere, il blocco delle principali vie di comunicazione.

Nel luglio del 2008 interviene Daniel Ortega che li aizza con queste parole “invece di protestare per le strade, fatelo di fronte agli uffici degli usurai.  Siate decisi nella vostra azione: noi siamo con voi”.

Qui va sottolineato un dettaglio: Daniel Ortega non è un passante, magari un po’ populista, che agitando il pugno minacciosamente nell’aria esclama “si è giusto! fategliela vedere a questi sfruttatori!”, e nemmeno è il portavoce di un partito di opposizione o di un sindacato. Lui è il capo del governo! Se ci sono dei problemi nel sistema finanziario nicaraguense, perché semplicemente non fa le leggi per risolverli, invece di contribuire a scaldare gli animi giá sufficientemente accesi?

Dietro suggerimento di Ortega i No pago dunque iniziano ad assediare le sedi delle microfinanziarie e, anche senza oltrepassare il limite della violenza eccessiva, le loro azioni sono abbastanza aggressive: a volte la loro presenza sostanzialmente tiene in ostaggio i dipendenti dell’istituzione di microfinanza ed i clienti che in quel momento hanno la sfortuna di trovarsi all’interno degli uffici.

Le ragioni del movimento

Quali sono le loro rivendicazioni? Sostanzialmente i No Pago chiedono che i prestatori ristrutturino i loro crediti, concedendogli piú tempo, congelandogli gli interessi, non conteggiandogli la mora e le spese connesse con i solleciti e le azioni giudiziarie.

Va precisato che lo sviluppo della microfinanza, inizialmente appannaggio delle organizzazioni no profit, è ben presto stato “adottato” dal settore privato al momento in cui ne ha compreso le potenzialitá commerciali. Questa evoluzione, che a qualcuno potrebbe apparire negativa, è in realtá, a mio modo di vedere, uno dei grandi successi di Yunus (l’inventore del microcredito): dimostrare che prestare ai poveri è possibile ed economicamente sostenibile ha permesso l’enorme diffusione del microcredito anche grazie al settore privato, dotato di mezzi nettamente superiori rispetto al no profit.

Ovviamente, nonostante a parole le microfinanziarie private rivendichino il loro ruolo sociale, nei fatti non sempre è cosí, e se non opportunamente regolamentate il rischio di abusi è dietro l’angolo: evitando di parlare dei tassi di interesse, per i quali sará necessario un post specifico, spesso queste piccole banche usano mettere tutta una serie di commissioni, deduzioni, spese, che in qualche modo sembrano finalizzate a complicare la vita, o meglio a confondere il giá non sempre preparatissimo cliente. In particolare queste pratiche si accentuano in caso di ritardo nei pagamenti: automanticamente scattano pesanti spese aggiuntive e, ovviamente, gli interessi di mora. Questi spesso, secondo un uso diffuso in Nicaragua, sono il doppio del tasso di interesse corrente! Cioé, se normalmente pago il 20% di interessi, al momento in cui ritardo il pagamento, l’interesse che devo per i giorni di ritardo è del 60%: il 20% corrente piú il 40% di interessi di mora. Viene il dubbio che il vero obiettivo delle microfinanziarie sia il bene posto in garanzia dal cliente piú che la giusta remunerazione dei capitali prestati.

Le critiche al movimento

Le microfinanziarie private sono sostanzialmente delle banche che si occupano di una determinata fascia di clienti. Pur avendo in parte perso gli elementi piú “sociali” del microcredito originale rendono un servizio alla societá dando credito a chi fino a ieri non aveva alternativa agli usurai. Senza dubbio sarebbe necessaria una maggior regolamentazione statale sull’attivitá di queste istituzioni, peró chi firma un contratto teoricamente accetta le condizioni che questo prevede.

In Nicaragua le microfinanziarie hanno mezzo milione di clienti e fino a prima della crisi la mora era del 2.5%. Il numero di No Pago si stima fra le sette e le diecimila unitá. Le microfinanziarie li dipingono come dei vandali che fanno casino solo perché non hanno volontá di assolvere ai propri impegni. Un’altra critica che viene diretta ai due leader del movimento (uno sandinista ed uno liberale, per la par condicio), è che stiano sfruttando la disperazione di alcuni per i propri fini personali: entrambi pare abbiano ingenti debiti per le loro attivitá di grandi allevatori e userebbero i piccoli campesinos come carne da cannone …

Evoluzione attuale

Le pressioni dei No Pago, appogiati anche dalle associazioni dei consumatori, sono riuscite a fare approvare lo scorso 24 febbraio con la quasi unanimitá dell’Assemblea Nazionale, la “Legge speciale per la definizione di condizioni di rinegoziazione di debiti fra le istituzioni di microfinanza e i debitori in mora”, da tutti chiamata, nella stessa logica della semplificazione di cui sopra, Legge Moratoria.

La legge è entrata in vigore a metá aprile e prevedeva che i debitori presentassero la domanda di rinegoziazione entro un mese: solo tremila persone hanno colto questa opportunitá. Fatto che farebbe propendere per le tesi che reputano i No Pago un movimento di persone che non ha nessuna intenzione di onorare i propri debiti. E che fa presagire la continuazione delle loro rivendicazioni che a questo punto diverrebbero solo pretestuose.

I No pago e ADDAC

Non si puó capire la reale portata del movimento dei No Pago se non si conosce la storia della cultura creditizia nicaraguense o piú in generale del rapporto fra le masse e il potere in questo Paese, e presto anche questo argomento sará oggetto di un post specifico. Nonostante la lontananza estrema fra le pratiche di certe microfinanziarie private e l’agire di ADDAC, Aldo, il responsabile del Programma di credito nonché la mia controparte, era un po’ preoccupato dalla questione No Pago.

Nei fatti le richieste di usufruire dei benefici della Legge Moratoria ricevute da ADDAC si possono contare sulle dita di una mano. Qualcuna in piú le battute tipo “adesso ci pensa il Presidente”, per sottintendere che con il supposto appoggio di Ortega al Movimento (supposto, perché a parte la dichiarazione del 2008, come in altri casi, la posizione di Ortega è poi stata abbastanza ondivaga), la, nemmeno tanto segreta, speranza di qualcuno era che si stralciassero semplicemente i debiti.

Il mix fra disperazione e ignoranza come puó produrre drammi a volte genera comicitá, cosí un paio di settimane fa, discutendo con un gruppo di produttori che beneficiano del programma Banco de Tierra, un prodotto di ADDAC per fomentare l’acquisto della terra da parte dei braccianti, e commentando una richiesta di applicazione della Legge Moratoria venuta da un produttore di quel gruppo, facevo notare, suscitando l’ilaritá dei presenti, che “ci piacerebbe applicare le condizioni della legge a questo produttore, e quindi conteggiargli il previsto tasso di interesse del 16% (mentre il tasso del Banco Tierra è del 12% …), purtroppo non possiamo perché la legge si applica solo ai clienti che erano in mora al 30 giugno 2009, e non è il caso di questo signore …”.

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Un amico mi ha detto: bello il blog, ma non sempre si capisce bene quello che fai realmente. Effettivamente ha ragione. Da un bollettino piú completo su questi primi sei mesi mandato via email a sostenitori e simpatizzanti estraggo la parte in cui descrivo le mie attivitá lavorative per ovviare a questa lacuna, per il contesto generale si veda la sezione “il progetto”.

Il mio ruolo nell’associazione in cui lavoro ha varie sfaccettature: va premesso che l’ambiente qui è molto partecipativo e noto con piacere che il mio punto di vista è apprezzato e considerato in generale a livello dell’istituzione quando si parla dei problemi piú vari: dalle grandi linee di azione dell’associazione, ai problemi “politici” che possono sorgere con le cooperative, a come rafforzare la sicurezza interna dopo un furto, oppure all’organizzazione del torneo di baseball … che sembra una stupidagine ma qua, vi lascio immaginare, è importantissimo.

Per quanto riguarda il programma di credito in questi primi mesi, oltre a studiarne il funzionamento ho proceduto ad una diagnosi di quelli che sono i problemi e delle possibili azioni da intraprendere per risolverli, inoltre ho affiancato Aldo (la mia controparte, cioé la persona con la quale lavoro a piú stretto contatto ed alla quale in particolare dovrei in questi due anni passare le mie competenze come obiettivo stesso della mia missione) nella preparazione dei consuntivi 2009, del preventivo 2010 e di un business plan a tre anni che indichi le prospettive future del programma stesso.

Ho cercato in questa fase di sviluppare le sue doti analitiche e soprattutto di insegnargli come utilizzare questi documenti per comunicare al resto dell’associazione in modo chiaro successi e problemi del programma, e linee d’azione che si vogliono prendere per il futuro.

I problemi principali che ho riscontrato sono un eccessivo livello di morositá dei crediti, un livello di formazione, e quindi di professionalità, insufficiente da parte dei promotori, delle politiche di credito che non sfruttano al 100% il potenziale del programma quale strumento d’azione per raggiungere gli obiettivi generali dell’associazione.

Per quanto riguarda la mora sto facendo un “lavaggio del cervello” quotidiano, in particolare ad Aldo, ma anche ai promotori, sul fatto che questo è il nostro grande problema e che dobbiamo agire. In effetti il problema è molto grave: abbiamo una mora del 18%, cioé il 18% del nostro capitale è bloccato presso produttori che alla scadenza non hanno rimborsato i loro prestiti, e che in alcuni casi molto probabilmente non lo faranno mai.

Il programma sta pagando alcuni errori del direttore precedente, ma soprattutto quello che ho notato è una sorta di rassegnazione a questi livelli di mora, ormai giudicati normali. Ho iniziato quindi una battaglia per scalfire questa visione errata e per convincerli che si puó e si deve fare qualcosa per rientrare: va detto che con questo tasso di mora il rischio è di non garantire piú il mantenimento del capitale, e ridurre la capacitá del programma di concedere prestiti sarebbe deleterio.

Inoltre sto lavorando su un’altra mentalitá completamente sbagliata che riguarda il ruolo del programma all’interno dell’associazione: il fatto che il servizio di credito abbia un costo per il produttore mentre normalmente gli altri interventi, quelli tecnici, che spesso prevedono anche la consegna di sementi o utensili, siano gratuiti, è visto come una doppia anima nell’associazione, dove, per banalizzare il concetto, i tecnici sono i “buoni” e i promotori sono i “cattivi”.

Non si riconosce dunque il ruolo sociale svolto dal programma di credito, il quale non solo deve meccanicamente collocare e recuperare prestiti, ma deve soprattutto, o almeno questa è la consapevolezza che voglio si crei, formare degli agenti economici che con la crescita progressiva della loro attivitá giungano un giorno a potersi servire delle fonti finanziarie canoniche (banche e microfinanziarie private). In altri termini tocca a noi insegnare ai contadini a gestire un credito, a utilizzarlo per investimenti produttivi e redditizi, a rispettare le scadenze di pagamento, in breve ad essere degli agenti economici preparati ed affidabili.

Ho coniato uno slogan che ho propinato ai promotori in un incontro formativo sul problema: il tasso di mora è il tasso del nostro fallimento! E visto che ognuno ha il suo tasso di mora, quello del portafoglio crediti che gestisce, credo che un po’ li abbia punti sul vivo (speriamo!).

I promotori un po’ semplicisticamente dicono che il problema è che ADDAC non vuol entrare in contenzioso, non vuole usare le “maniere forti”. Io gli ho spiegato che devono concentrarsi di piú nella corretta valutazione del progetto imprenditoriale al momento della concessione del prestito e ad essere molto attenti a che i produttori paghino le loro quote in modo regolare, standogli dietro, dandogli la giusta attenzione. Solo cosí peraltro staranno assolvendo al loro ruolo sociale e facendo veramente il loro lavoro, che è di insegnare ai produttori ad essere imprenditori, facendo bene i calcoli quando chiedono un prestito, e ad essere persone affidabili, creando l’abitudine ad essere regolari nei pagamenti.

Gli ho anche fatto notare che i clienti che cadono in mora noi li riportiamo ad una centrale nazionale dei morosi, di modo che quando questi vanno a chiedere un prestito a qualche altra istituzione finanziaria, risultando morosi, non ricevono altri crediti, e che quindi loro, come promotori, hanno una grande responsabilitá quando stanno concedendo un prestito: se sbagliano i calcoli e concedono a qualcuno che poi non potrá pagare, il rischio è che lo rimandino in pasto agli usurai.

In poche parole sono venuto qua a fare terrorismo psicologico … no dai, si scherza, sono dei bravi ragazzi e hanno veramente bisogno di attenzione, formazione, spazi di riflessione. E infatti abbiamo preparato un programma con Aldo che prevede una giornata formativa ogni tre mesi (non è moltissimo, ma giá molto piú di prima, e poi è necessario trovare un giusto equilibrio di costo/beneficio). La prima si è svolta a inizio marzo ed ha avuto come temi la microfinanza rurale, il problema della mora (ovviamente), i rapporti informativi mensili (che abbiamo introdotto dal 2010: ogni mese i promotori devono fare un punto della situazione della loro zona che riporti alcuni dati base secondo un modello prestabilito) e il sistema di incentivi (i promotori ricevevano un bonus mensile ma non sapevano come veniva calcolato, dato che il bonus dovrebbe essere uno stimolo per il lavoratore, ho fatto notare che era necessario che i promotori sapessero su che dati venivano valutati per ottenerlo, ovviamente prima abbiamo riaggiustato il parametro “mora” per dargli piú peso …).

Attaccato il problema della mora, e definito un piano di formazione per i promotori, il prossimo tassello è di riscrivere le politiche di credito sia da un punto di vista formale, attualmente il documento è un po’ confuso, che, soprattutto, da un punto di vista sostanziale, cercando, sempre nell’ottica di una maggior integrazione fra il programma e il resto di ADDAC, di renderlo uno strumento piú preciso, piú coerente con gli obiettivi generali. Per fare un paio di esempi concreti, l’associazione promuove l’agricoltura biologica ma non abbiamo un prodotto finanziario specifico che farvorisca, magari concedendogli un tasso agevolato, chi fa investimenti produttivi in questa direzione. Oppure si parla molto di favorire le donne, ma attualmente solo il 30% dei nostri prestiti sono destinati a queste, bisognerebbe a mio avviso anche in questo caso pensare a un prodotto specifico che faccia incrementare questo indice.

Ovviamente oltre al programma di credito ho avuto modo di interagire con il reparto amministrativo dell’istituzione al quale ho dato alcuni suggerimenti organizzativi (va comunque detto che sono giá a un livello molto buono). Con loro dovremmo lavorare a un problema molto importante che è la gestione amministrativa delle cooperative. Le cooperative appogiate da ADDAC sono relativamente giovani, hanno fra due e quattro anni. Lo sforzo principale in questi anni è stato di sostenerle per quanto riguarda gli aspetti societari, organizzativi e commerciali, non si è peró dato il giusto peso agli aspetti amministrativi e contabili, di modo che solo a novembre, con i risultati di una revisione contabile di tutte le cooperative che ha fotografato uno scenario molto carente in merito alla certezza dei numeri mostrati nei conti annuali ed ai controlli amministrativi basilari, si è iniziato a prendere coscienza del problema.

Immediatamente ho detto che quella doveva essere una prioritá poiché se i conti erano stati chiusi al 30 giugno, la revisione era stata fatta a settembre ed i risultati dati a novembre, non rimaneva tanto tempo per correggere la situazione nel periodo contabile corrente. Purtroppo, nonostante le mie insistenze su questo punto non ci siamo mossi molto, abbiamo definito un piano d’azione che prevede l’istallazione dello stesso sistema informatico della contabilitá di ADDAC per gestire le contabilitá delle otto cooperative, e anche che ogni contabile di ADDAC (il reparto è composta da 4 persone) sia responsabile di supportare i contabili di due cooperative. Purtroppo peró, a parte un paio di riunioni e una giornata formativa con i contabili delle cooperative, finora non si è fatto praticamente niente perché fra il periodo fine novembre – vacanze di Natale in cui tutti erano impegnati nelle attivitá di valutazione dell’anno, le vacanze, e questi mesi di inizio anno in cui il reparto contabile ha proceduto alle chiusure annuali ed ha poi avuto le revisioni contabili sia ordinarie sia da parte degli istituti finanziatori, non vi è stato modo di iniziare ad agire.

Il problema è per me molto grave perché una cooperativa si basa sulla fiducia dei soci e se si inizia a spargere la voce che i conti sono tenuti male o che non sono affidabili, si rischia di danneggiare gravemente l’immagine della cooperativa stessa agli occhi dei soci ma anche di tutta la comunitá.

Io mi sono messo a disposizione per qualsiasi azione si ritenga necessaria per risolvere questo problema, d’altro canto il mio è un ruolo di supporto e specialmente in questo caso, dato che il direttore amministrativo e il capo contabile si sono presi la responsabilitá di risolverlo, cosa ovviamente molto positiva, nonostante mi piacerebbe che si intervenga quanto prima, non posso far altro che aspettare e ogni tanto ricordare ai due che la cosa sarebbe urgente.

Spero che dopo le vacanze di Pasqua, qui si ferma tutto il paese dal giovedí santo a Pasqua, ma molti non lavorano tutta la settimana santa, finalmente si attacchi questo problema. D’altronde siamo pur sempre in America Latina e il senso dell’urgenza puó essere un po’ diverso.

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