Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘cooperazione’ Category

È inevitabile, se da qualche parte vedo “Nicaragua” non posso non approfondire, non leggere più in dettaglio di che aspetto si tratti del Paese, di come si presenta, con che spirito, con quanta superficialità o attenzione. E quindi necessariamente ho cliccato sul titolo nel sito del Corriere della Sera che diceva “Nicaragua: 1.700 bambini salvi grazie a due poeti”. Ripropongo l’articolo, a firma di Salvatore Giannella, in quanto … parla di Nicaragua, di Cardenal, di rivoluzione e di poesia.

Aggiungo un’informazione importante: l’ospedale pediatrico La Mascota di Managua di cui si parla è uno dei partner nei progetti che l’associazione ticinese AMCA ha in Nicaragua (www.amca.ch).

Grazie a due grandi poeti nicaraguensi, e all’aiuto ricevuto da medici italiani, oggi vivono in Nicaragua 1700 bambini e ragazzi affetti da leucemia o tumori, che sono stati trattati con successo nel Centro di emato-oncologia pediatrica La Mascota di Managua. Devo all’incontro con Giuseppe Masera, 76 anni, per 25 anni direttore della clinica pediatrica dell’ospedale San Gerardo di Monza, una delle storie più belle e sconosciute della cronaca. Più che una storia, una favola.

Primi anni Ottanta. In quel paese del Centroamerica è da poco stata sconfitta la crudele dittatura dell’ultimo della famiglia Somoza, Anastasio. Gianni Tognoni, brillante farmacologo del “Mario Negri” allora impegnato in Nicaragua per il problema dei farmaci essenziali, fa arrivare a Monza un messaggio di Fernando Silva, medico-poeta che dirige l’ospedale pediatrico La Mascota:

“Quando facciamo una diagnosi di leucemia o di tumore, con la mia penna devo disegnare una piccola croce nera accanto al nome del bambino. Non abbiamo la possibilità di trattarlo e di offrirgli almeno la speranza di guarigione. Se potete, aiutateci ”.

Destinatario di questo appello era proprio lui, Giuseppe Masera, i medici e i genitori del Comitato Maria Letizia Verga di Monza. In quell’angolo di mondo i bambini ammalati morivano quasi tutti, mentre in Italia la sopravvivenza dei piccoli malati già superava il 70 per cento (altra buona notizia: oggi quella percentuale è salita, ce la fanno 80 su 100).

La mobilitazione di Masera e dei monzesi avviò il programma La Mascota favorendo la costruzione di un nuovo reparto a Managua, capitale del Nicaragua, e la formazione di medici attraverso la scuola internazionale di Monza, MISPHO (Monza International School of Hemato-Oncology).

Oggi la percentuale di guarigione, nel Centro America, supera il 60 per cento. E sono già, come dicevamo, 1.700 i bambini-ragazzi affetti da leucemia o tumori trattati con successo nell’ospedale del medico-poeta.

Ma passi avanti si sono avuti non solo sul fronte delle cure. Masera ritiene che i bambini malati di leucemia sviluppino una grande creatività, sensibilità e facilità di espressione. Fu così che, incontrando il grande poeta latino-americano Ernesto Cardenal, classe 1925, sacerdote protagonista della rivoluzione in Nicaragua del 1979, e tra i massimi esponenti della teologia della liberazione (per questo fu sospeso a divinis da Giovanni Paolo II) gli propose un progetto che prevedeva l’insegnamento della poesia ai bambini malati di leucemia. Secondo Masera l’esperimento dei laboratori di poesia poteva avere un alto valore terapeutico e rappresentava una sorta di piano-pilota, estendibile a tutta l’America centrale e, sogno dei sogni, a Milano “per persone normali con l’aiuto dei poeti”. Fu così che Cardenal (già ministro della Cultura a Managua e già candidato al Premio Nobel) iniziò la sua avventura poetica con i bambini.

Racconta Cardenal, del quale esce in questi giorni in italiano il Cantico cosmico edito da Raiuela e curato da Milton Fernàndez:

“La capacità di scrivere di questi bambini è incredibile: si trovano nel giardino dell’ospedale a scrivere o a dettare e descrivono a me e agli altri poeti che mi aiutano gli animali come se li avessero davanti agli occhi. Le loro poesie parlano della nostalgia per i loro villaggi ”.

Villaggi che, fino a qualche anno fa, quando la diagnosi era accompagnata dalla piccola croce nera, non avrebbero più rivisto. E che ora, invece, grazie all’alleanza tra medici e poeti capaci di credere nei sogni, rivedono 1.700 bambini finalmente guariti.

Annunci

Read Full Post »

Interrompo brevemente i racconti di viaggio, dopo il Salvador passeremo al Guatemala, per annunciare (e dedicarmi a) l’intercambio Sud-Nord che abbiamo organizzato con Inter-Agire:

dal 24 settembre al 21 ottobre Aldo Marquez, la mia controparte nicaraguense, visiterà la Svizzera, abbiamo preparato un programma intenso per fare in modo che questa esperienza possa arricchirlo sia professionalmente sia umanamente:

Aldo avrà l’occasione di conoscere meglio Inter-Agire e la cooperazione svizzera, ma anche di visitare delle produzioni biologiche, una fabbrica di cioccolato, uno stabilimento di torrefazione del caffè, una fabbrica industriale, di fare il formaggio, forse di vendemmiare … di conoscere il Ticino, parte della Svizzera tedesca, le Alpi … e tanto altro

ma anche di condividere la sua esperienza e le sue sensazioni accompagnandomi in tre serate pubbliche alle quali vi invito, in cui si parlerà del lavoro di ADDAC, con tutti i temi a esso connesso: agricoltura biologica, commercio equo, micro-credito, cooperativismo, eccetera, e del mio volontariato presso quest’istituzione. Segnatevi le date:

MARTEDÌ 1 OTTOBRE ORE 20:15 SALA LA TORRE, LOSONE

MERCOLEDÌ 9 OTTOBRE ORE 20:00 SALA COMUNALE DI TENERO

MARTEDÌ 15 OTTOBRE ORE 19:00 SALA DELLA CROCE ROSSA LUGANESE, VIA CAMPAGNA 9, LUGANO

Read Full Post »

Il numero di dicembre della rivista di Inter-Agire, Cartabianca, é dedicato alla Felicitá. Quando a suo tempo si chiese a noi volontari di dare la nostra personale definizione del concetto, immediatamente pensai che non avrei risposto alla sollecitazione: come spiego nell’articolo non é un tema che mi affascini particolarmente. Poi, casualmente, un dettaglio mi dette lo spunto per questa breve riflessione in merito.

Ah, giá che ci siamo: Buon Natale e … FELICE Anno Nuovo …

Che cos’è la felicità? Io non funziono in termini di felicità. Non mi è mai interessata la questione. Essere felice: che significa? Mi è sembrato sempre un mito prefabbricato, come quello del principe azzurro per le donne o del sogno americano. Non per niente l’altro giorno su una borsa di tela ho letto uno dei tanti slogan di successo della Coca-Cola: “il sapore della felicità”…
A Matagalpa, l’approvvigionamento di acqua era estremamente problematico fino a pochi anni fa, poi un progetto della cooperazione tedesca portò l’acqua potabile a tutta la città. Nonostante il miglioramento sostanziale a volte succede che il servizio si interrompa, per pochi minuti o per qualche ora. Nella mia esperienza di tre anni di vita matagalpina ho avuto tre case: nella prima nessun problema, era provvista di un serbatoio in cui si accumulava acqua per le necessità di almeno due giorni, se c’erano problemi nell’erogazione nemmeno me ne accorgevo. La seconda casa non aveva serbatoio. E quindi me ne accorgevo. In ogni caso il problema si presentava sporadicamente. Da circa un mese ho cambiato nuovamente sistemazione finendo in una zona dove l’acqua “va via” spesso. Ovviamente nei momenti meno opportuni. Come ieri sera. Tornato da un corso a un gruppo di produttori, necessitavo assolutamente di una bella doccia per lavar via l’appiccicaticcio e la stanchezza di una giornata a proporre con necessario entusiasmo concetti basici di contabilitá a persone semi-analfabete.
Erano vari giorni che l’acqua non mancava, mi sono avvicinato al rubinetto del bagno fiducioso ma… nada… nada de nada … Imprecazione di rito. Mi butto sul letto esausto sperando in un miracolo mattutino. Ore cinque e mezza. Oggi è qualche santo particolare o cade qualche celebrazione e ovviamente si deve manifestare in città con botti alle cinque del mattino e clacson delle auto a tutto spiano… Vabbè, mi tocca svegliarmi. Magari è tornata l’acqua. Mi alzo, giro la manopola… Nada!… Nisba!… Niet! La mattina prima mi ero dimenticato di riempire un secchio e così ho soltanto un po’ d’acqua da una piccola bacinella. “Ni modo”, faremo, come descrive efficacemente una collega, solo “ali e motore”. Sono ormai le sei. È iniziata davvero bene la giornata! Oggi mi aspetta un altro corso di ugual intensità e non mi sarebbe dispiaciuto arrivarci in condizioni decenti. Però, che ci vuoi fare? Per istinto o con un movimento sbadato, metto di nuovo mano al rubinetto. Assieme all’acqua che sale dal tubo ed esce scoppiettando, sgorga in mezzo al petto un’emozione. Felicità.

Read Full Post »

Lo ammetto, o un po’ di blocco del blogger … ultimamente vedo meno spunti o sará che mi sono assuefatto troppo al Nicaragua, non c’é piú niente che mi stupisce? Forse sono talmente integrato che piuttosto dovrete aspettare il ritorno in Svizzera perché torni a sorprendermi di quel che mi circonda, col mio nuovo punto di vista nica.
Una delle cose che mi piace di quest’esperienza di volontario é la catena fatta di chi é giá partito, chi deve partire, e di chi partirá … ognuna di queste condizioni ha il suo carico di emozioni e … si sa se impariamo qualcosa collegandola ad un’emozione non la scordiamo piú.
Cosí i legami con la maggioranza di quelli con cui ho avuto la fortuna di condividere questo pezzetto di catena che stiamo costruendo … Inter-Agire ha 42 anni, a furia di aggiungere anelli ce la faremo a stendere sto ponte sull’Atlantico …
Infatti giá é tempo di dar spazio ad altre esperienze, altre capacitá, altri stupori.
L’altro giorno, Maria Teresa Hausmann, una nuova volontaria di Inter-Agire che verrá in Nicaragua in marzo per un progetto di microcredito con un’associazione di Managua, mi ha scritto per farmi qualche domanda sulla mia esperienza.
Rileggendo la mia risposta ispirata, credo per quest’immedesimazione automatica in una situazione che conosco bene, ho pensato che alcune cose sarebbero interessanti per tutti.
Per tutti voi potenziali volontari che solo dovete sciogliere questi piccoli dubbi e … partire.

Iniziamo dalla metodologia … io non ho preparazioni specifiche per quanto riguarda la pedagogia, e nemmeno nella preparazione di Inter-Agire si va oltre un’infarinatura generale, quindi direi che la metodologia é il buon senso. Inizialmente piú ascoltare che parlare, cercare di capire bene il contesto, “empaparse” come dicono qua, cioé bagnarsi, sporcarsi, inzaccherarsi, inzupparsi. E poi un po’ alla volta apportare, condividere i punti di vista che scaturiscono dalla nostra formazione (inevitabilmente, in media, superiore perché qui i livelli scolastici sono bassi) e dalle nostre esperienze lavorative (normalmente di maggior spessore perché i livelli di precisione, competenza e competitivitá a cui siamo abituati purtroppo, e a volte per fortuna, non si incontrano molto).

La metodologia é lavorare con la gente. Riprendendo la filosofia di ADDAC del Hacer, Hacer con, Dejar hacer. Fare, fare insieme, lasciar fare. Li sí é necessario fare uno sforzo per produrre capacitá … tante volte per fare una cosa é ovvio che se la facessimo noi ci vorrebbero cinque minuti mentre la persona che sta imparando ci mette mezz’ora … ma bisogna ricordare qual é il nostro obiettivo, cioé che chi sta imparando la sappia fare non che sia fatta nel minor tempo possibile: sennó facciamo tutto noi … ma quando andiamo via non rimane niente.

Sull’operativitá o meno dei corsi o degli approcci, sull’adattabilitá o meno alla realtá nicaraguense io penso che l’importante é aver chiari i concetti. Una volta che si ha chiaro il concetto questo si applica a tutte le realtá. Se sto prestando a una multinazionale o a un piccolo produttore agricolo alla fine ho bisogno di sapere le stesse cose: che ci fará con il prestito che gli do? sará in grado di generare sufficiente reddito per ripargare il credito e gli interessi? con che garanzie copro il credito? quali sono i rischi? Lo stesso vale per il business plan, che sia una azienda di nuove tecnologie o un piccolo macello di maiali alla fine devo sempre valutare le stesse cose: quale sará il mio mercato? a chi vendo? a che prezzo? chi sono i miei concorrenti? come mi finanzio? eccetera ..

Per quanto riguarda la tua esperienza … nemmeno io sono / ero un esperto di credito o microcredito, ho lavorato prima come revisore dei conti e poi come controller, ma come ti dico tra formazione, esperienza, buon senso, il nostro apporto ha senso, trova il suo percorso. Bisogna essere flessibili, come un liquido que va a coprire i vuoti. E i vuoti non mancano certo … E poi siamo anche qua per imparare, quindi ció che non sai lo imparerai cammin facendo.

Read Full Post »

Su iniziativa di Filippo (Filippo Mati e Diana Scarpellini sono una coppia di volontari di Inter-Agire da un anno e mezzo in Nicaragua, vedi http://www.filidiana.com), quest’anno l’incontro dei cooperanti svizzeri del Centro-America si é svolto all’Ostional (vedi il post di gennaio “il segreto dell’Ostional”).

L’idea di Filippo era semplice: perché, visto che siamo tutti qui in nome di uno sviluppo economico-sociale del mondo alternativo al modello dominante, quando ci riuniamo per condividere le nostre esperienze dobbiamo farlo in un sito convenzionale, in un hotel “formale”, a favore di un’iniziativa privata senza ricadute sociali, priva dell’auspicabile atmosfera umana?

Avendo conosciuto il progetto di turismo comunitario dell’Ostional, una comunitá di pescatori situata all’estremo sud-ovest del Nicaragua, inizió a maturare l’idea che sarebbe valsa la pena di proporlo come sede dell’incontro di quest’anno.

All’inizio i dubbi erano molti: cosa ne avrebbe pensato la coordinazione di Managua (responsabile di organizzare l’evento), cosa ne avrebbero pensato i compagni volontari, e le co-parti locali, come avrebbe reagito la comunitá, sarebbero stati in grado di rispondere in maniera adeguata alle esigenze dell’incontro, che facciamo se le piogge dell’inverno dovessero tagliare il collegamento stradale, eccetera …

Mano a mano che Filippo ci contagiava con l’idea, a Diana, me, Mila, Federico, Angelika, Melvin, Josua, questa prendeva forma, concretezza, sicurezza … ovvio, se martedí mattina, a poche ore dall’arrivo del bus con tutti i partecipanti, gli avessero chiesto: “come andrá?”, il “non lo so” in equilibrio fra il timore dell’imponderabile e la fiducia nella gente della comunitá, sarebbe stato assolutamente sincero.

Alla fine l’incontro si é fatto ed é andato bene. Per molti il miglior incontro da qualche anno a questa parte. Certo, nella casa comunale, dove ci riunivamo, c’era un solo bagno per le cinquanta persone, i sei o sette ventilatori presi a prestito dalle case vicine ingaggiavano una battaglia persa in partenza con il calore soffocante ampliato dal tetto di lamiera, le condizioni di alloggio a volte erano spartane, a volte piú comode,

ma abbiamo vissuto e mangiato nelle case della gente, e condiviso con loro un po’ di vita, qualche chiacchera, un’esperienza.

Per me poi é stata l’occasione di tornare all’Ostional, di ritrovarlo fedele all’immagine di vita di cui raccontavo nel Segreto dell’Ostional. Del segreto non c’é stato bisogno stavolta. Pare che le razze vengano soprattutto da ottobre a gennaio/febbraio, quando l’acqua é piú fredda. Ora l’acqua era caldissima.

I granchi a centinaia punteggiavano di rosso vivo la terra sotto il bosco di mangrovie. La notte del temporale i rospi felici per tanta acqua, a migliaia urlavano al cielo.

Devono essere proprio tanti i rospi per trovarne di smaciullati sulla strada che scende al mare, in un villaggio dove ci saranno in totale tre macchine …

Immancabile il sangue che macchia la sabbia quando i pescatori tornano con le barche e passano il pesce su una jeep per portarlo a qualche ristorante di San Juan del Sur.

In un punto preciso, scendendo a mare, farfalle di tutte le tonalitá esistenti fra il bianco e l’arancione ti ballavano intorno come in un racconto di fiaba.

L’ultimo giorno, con quell’aria da vacanza che ci riversó tutti in spiaggia nell’angusta ora libera fra la chiusura dell’evento e il bus del ritorno,

il giallo dello stesso bus sullo sfondo sabbia, al bordo del mare, le porte aperte e la radio opportunamente al massimo, il baretto, l’azzurro delle onde, il vociare festoso della gente che si dissolve nella distanza e nelle note di una canzone che sembra messa lí apposta a definire questa scena esaltante e libera di un film di cui sei attore,

per un attimo ho sentito l’Ostional come una certezza.

Read Full Post »

No, non siete finiti sul sito di una qualche trasmissione di un qualche Angela … semplicemente prima di rituffarmi virtualmente nel mondo nica (fisicamente mi ci sono rituffato necessariamente da piú di due settimane), archivio gli scampoli di un paio di eventi informativi di cui sono stato protagonista nel mio passaggio in Svizzera, nel mio passaggio a nord-est … appunto.

Innanzitutto qualche foto della serata del 5 ottobre 2011 al centro Integrazione per tutti di Besso: una serata che mi ha riempito di soddisfazione per il numero, la composizione, il livello di attenzione di chi mi ha fatto l’amicizia di venire (seguire il link per le foto):

http://www.kizoa.it/slideshow/d2029431k4827339o1/presentazione-armadillo-051011

Poi siccome non sono riuscito a caricare direttamente sul sito la registrazione riporto la trascrizione dell’intervista passata in diretta sulla Rete 2 della RSI, nella trasmissione Il Punto, il 7 ottobre 2011. Per chi ci tenesse ad ascoltare la mia voce in versione telefono erotico ed i miei acrobatici tentennamenti da diretta posso sempre spedirvi per mail il file mp3.

Lina Simoneschi: Siamo al nostro approfondimento del pomeriggio e siamo collegati con Giuseppe Aieta che saluto subito …

Giuseppe Aieta: Buongiorno.

Buongiorno, lei é economista impegnato da due anni in Nicaragua come volontario in aiuto di un’associazione nicaraguense di sviluppo rurale, ed é stato a Lugano mercoledí a raccontare questa sua esperienza di volontariato. Durante questo incontro telefonico vorremmo saperne qualcosa di piú anche noi. Innanzitutto lei ha adottato la formula di volontariato con Inter-Agire …

Sí esatto, Inter-Agire é un’associazione ticinese che seleziona profili di professionisti, di persone che hanno un’esperienza lavorativa, oppure di studenti appena usciti dall’universitá peró con competenze specifiche, che hanno interesse a fare un’esperienza nel Sud del mondo, in particolare in America Latina. Da un lato quindi ci sono queste persone interessate a questo tipo di esperienza, dall’altro una rete di organizzazioni non governative dei Paesi del Sud che hanno delle esigenze professionali specifiche che sul posto non si trovano o si trovano difficilmente, e quindi si crea questo collegamento e noi andiamo a rafforzare queste realtá locali.

E quindi lei é andato con Inter-Agire come economista per questo progetto di aiuto dello sviluppo rurale, un progetto che sostanzialmente si propone anche di aiutare, di dar credito all’agricoltura dove le banche non arrivano. Ci racconti questo progetto che lei sta seguendo da due anni giusto?

Sono due anni che sono in Nicaragua, sono a Matagalpa, una cittá del Nord del Paese, e rimarró ancora un anno. Normalmente queste esperienze durano al massimo tre anni perché l’idea di fondo e di passare le nostre competenze a una persona in particolare e in generale all’associazione che andiamo ad appoggiare giú: tre anni dovrebbero essere sufficienti per garantire che le nostre conoscenze sono passate e che quindi questa competenza é appropriata.

E sta succedendo cosí?

Sí, io sono abbastanza soddisfatto, devo dire che ho avuto anche molta fortuna perché l’associazione in cui lavoro é veramente una buona associazione …

Come si chiama l’associazione in Nicaragua?

Si chiama ADDAC, associazione per lo sviluppo rurale e comunale …

Perché appunto lei sta aiutando, lei e la sua associazione con il suo lavoro di volontariato, dei contadini, ben tremila famiglie che non hanno i requisiti per avere i crediti “ufficiali”, insomma quelli delle banche …

Sí, l’associazione ha vent’anni di esperienza, sono partiti con poche famiglie poi la cosa é andata crescendo: sono partiti in particolare sugli aspetti piú produttivi (le competenze che piú si trovano nell’associazione sono persone che hanno studiato agronomia) e quindi avevano iniziato con il miglioramento delle produzioni e tentare di far passare il discorso dell’agricoltura biologica giá fin dall’origine dell’associazione. Poi automaticamente, man mano, crescendo, e rendendosi conto che lo sviluppo non é solo produzione ma anche associazione, unitá fra le persone, sviluppo dei diritti umani, eccetera, man mano si sono integrati vari altri elementi: non solo la produzione, non solo gli aspetti tecnici, ma anche gli aspetti di commercializzazione, di associativismo, si sono create delle cooperative, e, in questa evoluzione, a un certo punto ci si é resi conto che molti di questi micro-imprenditori avevano necessitá di credito, cosa che difficilmente riuscivano ad ottenere dal sistema finanziario tradizionale che non si fidava delle poche garanzie.

Ecco, concretamente ci faccia un esempio di un caso, di una famiglia, di un piccolo imprenditore, di un piccolo contadino che siete riusciti ad aiutare tramite questo sistema di microcredito alternativo … fuori dal sistema ufficiale … Non so come lo definiate voi …

Sí, sí, possiamo parlare di “alternativo” … di finanza alternativa … mah, gli esempi sono molti, sono centinaia in realtà …

… l’ultimo, o uno che le sembra rappresentativo anche per i nostri ascoltatori qui della radio svizzera

… in particolare io non tratto direttamente con i produttori, nel senso che il mio ruolo é piú di formazione sia dei promotori di credito, che sono dei ragazzi che hanno il contatto diretto, che non hanno una formazione specifica in credito e quindi hanno delle grosse lacune, e questo a volte puó portare ad avere dei problemi sia a livello della concessione del credito sia poi del recupero del credito, del seguimento che possiamo dare a queste famiglie, quindi io mi concentro in particolare sulla formazione di questi sei ragazzi …

Che resteranno sul posto, giusto? Questo é importante …

Certo, questi sono tutti ragazzi nicaraguensi

Non formati nel senso che non hanno nessuna nozione di economia

Non hanno nozioni di economia, a volte vengono da altri lavori, da altre esperienze … fa un po’ parte della forma in cui l’associazione promuove i suoi lavoratori, ad esempio abbiamo un paio che erano autisti e che sono passati a fare i promotori, quindi questo … da un certo punto di vista io lo trovo molto positivo, perché é una possibilitá per loro di svilupparsi, é ovvio che nella nostra concezione occidentale di superspecializzazione delle persone a volte puó lasciare perplessi dire stiamo gestendo una cosa delicata come il credito con persone che non sono ancora formate a questo.

Sí, é impensabile quasi … é molto difficile diciamo …

Beh, alla fine devo dire che in qualche modo la cosa funziona anche perché non é solo una questione economica.

Appunto é una questione soprattutto di formazione, forse anche di mentalitá, di riuscire appunto a capire come avere questi crediti, capire che poi questi soldi vanno ridati, e che la loro é una piccola impresa che deve funzionare comunque con i criteri di un’impresa, quindi un intento di formazione molto importante.

Fondamentale direi, effettivamente da un certo punto di vista queste associazioni a volte erano state abituate nel tempo, soprattutto quando il loro appoggio era specificatamente tecnico, a ricevere finanziamenti per poter distribuire attrezzi oppure sementi e spesso questo tipo di appoggio al contadino era gratuito o comunque questi doveva parzialmente ridare una parte di quel valore e la si metteva in un fondo che veniva gestito dalla stessa comunità, mentre il credito è qualcosa che chiede un interesse quindi a un certo punto c’era quasi una dicotomia interna fra quello che era una parte dell’associazione che faceva questo tipo di appoggio e un’altra parte che invece chiedeva un corrispettivo … mentre effettivamente la realtà è che stiamo parlando di due livelli diversi dello sviluppo: in una prima fase quando non si hanno le basi per poter produrre è possibile che sia necessaria una iniezione iniziale per avviare il tutto, pero una volta che il produttore è arrivato a un certo livello deve poi fare quel salto che lei appunto diceva di mentalità, di riuscire a pianificare.

E lei ha visto un cambiamento di mentalità, perché di cultura economica ci vogliono più anni, insomma, ma … in questi due anni?

Come dicevo io mi sto occupando particolarmente di cambiare mentalità all’interno della stessa associazione, e devo dire che questa divisione che si era creata internamente la stiamo superando, e soprattutto vedo i progressi che fanno questi ragazzi che sto seguendo, che magari prima avevano loro stessi dei limiti per poter poi fare un discorso migliore di formazione a loro volta verso i produttori. E stiamo vedendo che effettivamente avevamo dei problemi abbastanza grossi di morosità e stiamo rientrando abbastanza …

Appunto uno era il problema della morosità che allora lei ci ha detto che state cercando di risolvere. Perché è proprio un po’ lo scopo anche di Inter-Agire di portare formazione quindi di portare know how non di portare solo soldi e poi lasciare la gente così com’è, quindi questo è un intento di volontariato particolare … particolarmente interessante …

Sono totalmente d’accordo sull’interesse di questo tipo di volontariato! Effettivamente secondo me è la forma migliore: dare gli elementi alle persone di poter svilupparsi, rafforzare realtà che già esistono, perché a volte c’è un preconcetto rispetto ai Paesi del Sud del mondo pensando che non ci sia niente, in realtà ci sono molte cose, soprattutto c’è molta voglia di emergere, e anche ci sono già competenze, ci sono già realtà, ci sono già cose che funzionano, non dobbiamo per forza andar giù noi con soldi e mezzi e tutto, a volte semplicemente dovremmo assecondare alcune cose che vengono su già direttamente li e quindi a maggior ragione hanno molto più senso perché siccome sono nate lí hanno radici più forti e anche una speranza più grande di rimanere, di continuare.

E lei Giuseppe Aieta come si trova personalmente a vivere in Nicaragua, naturalmente un paese ben diverso dalla Svizzera, lei stesso scrive nel suo blog “un Paese dove si considera normale dipingere il municipio con i colori del partito che ha vinto le elezioni”, quindi anche dal punto di vista politico, democratico, è ben diverso dalla Svizzera.

Bisogna considerare che si può essere a un livello diverso di maturazione di alcuni processi. E poi ci possono anche essere delle interpretazioni diverse della realtà e quindi una cosa del genere magari a me può chiamare l’attenzione a un nicaraguense sembra totalmente normale.

Comunque lei si è integrato bene, si trova bene?

Si io mi sono integrato molto bene. Mi trovo bene, mi piace il Nicaragua e mi trovo molto bene soprattutto con le persone, che è la cosa fondamentale.

E ci resterà ancora un anno a portare avanti questo progetto, che ha un nome?

Il progetto per Inter-Agire l’abbiamo chiamato “Armadillo para Nicaragua” … così per dare un nome simpatico al progetto …

Sono già le diciassette e venticinque, il tempo è davvero volato e quindi dobbiamo concludere questo spazio che abbiamo dedicato a lei e al progetto qui sulla Rete 2. Per chi volesse aiutare il volontariato in Nicaragua o per chi volesse semplicemente avere delle informazioni in più possiamo dare il suo blog?

Il mio blog è: http://www.armadilloblog.wordpress.com

Oppure basta che mette magari Giuseppe Aieta su google e trova Nicaragua. Oppure Inter-Agire?

http://www.interagire.org

E alla fine dell’anno prossimo farà un resoconto immagino dei suoi tre anni di questo progetto di aiuto in Nicaragua e magari torneremo a parlarne quando sarà di nuovo di ritorno.

È possibile che porti la persona con la quale sto lavorando in Nicaragua, la persona con cui ho più diretto contatto, a fare un’esperienza … sempre nell’ambito delle possibilità di cooperazione che offre Inter-Agire c’è la possibilità di portare qualcuno dal Sud qui per un periodo formativo, quello potrebbe essere interessante anche.

Grazie a Giuseppe Aieta che torna in Nicaragua per Inter-Agire.

Grazie a lei.

Read Full Post »

Ciao a tutti,

ieri è andata in onda sulla Rete 3 della RSI un’intervista che mi aveva fatto la giornalista Cristina Rosati qualche mese fa. Replica domenica prossima alle 10:15. Comunque sul sito di Cristina (crisinarosatibook.wordpress.com) è disponibile la registrazione nel post “Elezioni in Nicaragua 3: Partecipazione”.

Vi ricordo che:

mercoledì 5 ottobre, alle 20:15,
al Centro integrazione per tutti,
Via Besso 5, Lugano

farò una presentazione sulla mia esperienza in Nicaragua.

Vi aspetto!

Read Full Post »

Older Posts »