Siamo finalmente al grande giorno! Oggi 3.4 milioni di nicaraguensi esprimeranno il loro voto per decidere chi governerà il Paese nei prossimi cinque anni.
Verso le nove e mezza, quando è ormai chiaro che il Catania non farà sorprese a San Siro e aver appreso che il mio piano partita, patatine e birre per far passare qualche ora in attesa della veglia notturna per i primi risultati elettorali è stato lavato via dalle piogge su Napoli, decido di affacciarmi sulla città.
Ho una scuola praticamente voltato l’angolo, ma preferisco fare un giro largo per vedere un po’ che aria si respira in città.
Mi sorprende vedere il supermercato Palì aperto, come qualsiasi altra domenica. Anche la Matagalpa ha deciso per l’apertura, mentre la Colonia tiene le saracinesche serrate, mi perdo in improbabili dietrologie politiche sulle diverse scelte fatte dai vertici delle catene commerciali, poi lo sguardo cade su un foglio bianco appeso sull’entrata de La Favorita, un negozio relativamente grande del centro, che oggi è chiuso ma annuncia la regolare riapertura per domani, lunedì.
Matagalpa è tranquilla. Più o meno come qualsiasi domenica, qualche negozio è aperto. Sarebbe da vedere esattamente quanti meno rispetto alle altre domeniche dell’anno. Il Barista, dove fanno il miglior espresso della città, e di cui per questo sono assiduo frequentatore, ha deciso per la chiusura.
La strana sensazione di essere un intruso mi accompagna per tutta la passeggiata … in fondo oggi e come ieri, e così sarà domani, non dovrei percepirmi diverso, allo stesso tempo sento, potere dell’autosuggestione, che debba essere la giornata dei nicaraguensi, solamente la loro, e che io, come chele non ho diritto a partecipare nella scena …
Incontro i vicini che mi mostrano convinti il pollice macchiato con inchiostro viola segno che hanno esercitato il loro diritto.
Finalmente decido che la mia intrusione è sufficiente, rientro verso casa passando davanti alla scuola, sbircio dal cancello aperto e vedo un po’ di gente quasi ordinatamente affollata sotto l’albo con la lista degli aventi diritto al voto in quel seggio, stanno verificando che il loro nome sia presente prima di passare a fare la fila per votare, qualche metro più in là.
Alla televisione il capo della polizia, Aminta Granera, una signora di mezza età dalla faccia rassicurante, conferma il titolo del giornale che ho appena comprato “calma relativa” (sopra la foto, questa meno rassicurante, di forze dell’ordine in tenuta anti-sommossa), e sottolinea come nonostante i disturbi occorsi ieri (in vari punti del Paese ci sono state proteste e scontri a causa del fatto che le autorità centrali hanno ritardato la consegna degli accrediti per l’accesso degli osservatori dei partiti di opposizione al seggio), non si stanno vivendo in Nicaragua situazioni gravi occorse ancora nelle ultime elezioni in Messico, Gatemala, Colombia dove ci sono stati vari morti.
Il canale 4, “canale della dignità sandinista”, contraddice il suo lemma con un fastidioso gioco con il 2 della scritta permanente in un angolo del teleschermo “elezioni 2011”: il numero 2 viene ingrandito e rimpicciolito in continuazione, con evidente ammiccamento al fatto che bisogna votare per la lista 2, quella del FSLN.
Il responsabile degli osservatori dell’Unione Europea letteralmente sommerso dai microfoni dichiara che al momento non gli risultano irregolarità particolarmente gravi, ma che ovviamente bisogna aspettare fino alla fine di questa lunga giornata.
Aspettiamo allora …
Nel frattempo mi si ripresenta alla mente un motivetto che da qualche giorno mi ronza in testa, e mio malgrado mi ritrovo a canticchiare …