Introduzione sconcertante
L’Ostional potrebbe essere un posto mitico. E forse lo é.
Ci arriviamo ovviamente in un gioco del destino, tirando dadi immaginari sul lungolago di Granada.
Bus su bus, come per arrivare al paradiso si deve passare per le porte dell’inferno, scendiamo a Saint John del Sur – Nicalifornia. San Juan del Sur in realtá, se non si dà retta alle malelingue, é un bel paesino di pescatori, me ne accorgo quando, scrostando l’apparenza e gli anni, rimasto solo, cammino nell’aria quasi fresca del mattino, ai bordi del centro occupato da gringos in chinelas (infradito di plastica), fra le sue case listellate di legno. Variopinte e pittoresce. Variopinte bene, nel senso una per una con la propria bella tinta uniforme, che non si pensi a un patchwork ubriaco.
Proprio belle, e ancora quasi si puó respirare quello che doveva essere. San Juan del Sur, quindici – venti anni fa.
E la sua gente. Fatta ormai solo di tassisti che aspettano i turisti. Anche un paio d’ore o tre. Che se la signora con la spesa vuole farsi portare da qualche parte fanno finta di non vederla: non c’é confronto, al turista gli scuci minimo cinque dollari per portarlo alle spiagge, alla signora 10 Cordoba (equivalenti a circa 5 centesimi di dollaro) per portarla al supermercato … non c’é proprio partita. Poi magari la signora é grassa e brutta, mentre se ti va bene carichi le giovani turiste bionde, dalla pelle liscia e bianca, con ampie camiciole che non coprono del tutto bikini e forme comunque anoressiche.
I danni cerebrali del capitalismo selvaggio si intuiscono quando, cercando di stimolare un sano sentimento antigringo, nei tragitti verso le spiagge, gli si chiede: ma non vi da fastidio che tutti i bar, tutti i ristoranti e gli hotel, sono di proprietá di stranieri. Il vostro centro é totalmente impossessato da americani che camminano ebeti per l’alcol della sera prima parlando inesorabilmente ed incondizionatamente inglese? O accennando uno spagnolo che é meglio se continuano a parlare inesorabilmente e incondizionatamente inglese? E le vostre spiagge da sogno le hanno imprigionate, affogate, recintate per costruirci case private e bungalows?
Cioé a voi, ai locali, alla fine, che rimane?
E questi ti sanno solo parlare del loro ombelico … c’é lavoro: i turisti vanno alle spiagge, viaggiano a Rivas, a Ometepe, pagano bene, lasciano le mance …
mavaaaaa ….
Non parliamo peró troppo male dell’inferno, che Lucifero, si sa, era un angelo caduto dal cielo …
Il purgatorio di un’ora e mezza di buche profonde, che ci fanno ondeggiare e sbattere per andare a riveder le stelle, ci porta all’Ostional, questo paradiso minimo con tutto quello di cui abbiamo bisogno e niente piú di quello di cui abbiamo bisogno.
Gente accogliente, cibo semplice e cucinato bene, la strada per scendere al mare, il baretto sulla spiaggia che vende le birre, la spiaggia, le onde.
L’Ostional é una comunitá di pescatori, in quanto pescatori, poveri. L’Ostional é a un passo dal Costa Rica, in quanto Svizzera del Centroamerica, ricca. La mescolanza di questi due ingredienti base, intrisa di emigrazione a portata di mano, fa sí che le condizioni di vita nella comunitá siano relativamente buone.
L’ora e mezza di buche la difende dall’arrivo di troppi turisti e soprattutto degli investitori stranieri, ma già all’orizzonte si addensano i nuvoloni … c’è un progetto per asfaltare la strada che arriverebbe fino al Costa Rica … ce la faranno i nostri eroi a resistere agli speculatori che arriveranno con pacchettoni di dollari a comprarsi centimetro per centimetro l’intero Ostional? Ovviamente no. Così funziona il Mercato, la grande legge che regola tutto per il meglio: il banco vince sempre …
Sangue al sangue, vita alla vita
Quello che piú mi impressiona di questo posto é la vita …
Siamo circondati dalla vita. Più o meno esplicita. Come i pellicani che a scadenze regolari e ravvicinate all’improvviso interrompono la traiettoria cullata dal vento per fiondarsi come sassata a filo delle onde, poche possibilità per il pesce che nuota ignaro …
… e i paguri che a centinaia si muovono sulla spiaggia, con logiche misteriosissime che mi diverto a decifrare, e i granchi fra gli scogli, reattivi e velocissimi a ogni movimento del piede ….
oppure presenze più discrete, come il coccodrillo che pare si incontri ai bordi della lagunetta che si è formata a pochi passi dalla spiaggia, ma che da qualche giorno, ci informano, ha risalito il fiume in cerca di maggior tranquillità, la tartaruga che qualcuno ha avvistato vicino al bosco di mangrovie … le scimmie di cui una mattina sentiamo i versi vicinissimi …
E in tutto questo posso avvertire, quasi toccare, finalmente materializzarsi, un concetto a cui sono normalmente refrattario: quello della Provvidenza … sembra veramente un posto dove si è in totale balia dell’Oceano, di Dio, o di chi per esso. Non bisogna far altro che raccogliere quel che la Natura offre, sperando che butti bene … ai pescatori che partono con le barche … ma anche a chi fra gli scogli va a recuperare polipi, ricci di mare, mitili, molluschi e qualsiasi altro strano mostro che la salata fantasia di Nettuno abbia generato. Sembra che sia tutto lì, a disposizione dell’Uomo, bisogna solo andare a servirsi …
Sempre però rispettando la legge della vita: che la vita si paga con la vita, il sangue con il sangue …
… quello di Lucia che scivola veloce sul calcagno bianco sotto la pressione della mano di Filippo, per scacciare il veleno della razza che l’ha punta … o sulla quale lei ha messo il piede, la grande questione dei punti di vista … vendicato il giorno dopo dai ragazzi sulla spiaggia che stanno sventrando due esemplari dell’insidioso animale, dalle accidiose e brutte facce piallate …
… e quando nei tentativi di pesca di Filippo, dagli scogli con filo di nylon e amo, finalmente, dopo due murene, tiriamo su un pescetto commestibile, quasi contemporaneamente sbatto il polpaccio sulle rocce, affilatissime, prima ci avevamo anche camminato sopra su roccie simili, Jairo a piedi nudi, non so come faceva, rocce perfette per le punte di freccia o per le prime rudimentali lame dell’umanità, me li immagino i nostri homo sapiens a scheggiare quello che doveva essere un vero e proprio tesoro per i molteplici vitali usi che gli si poteva dare. Mi buco in due punti ravvicinati, come fosse un morso di serpente, il sangue si accumula un secondo sotto la pelle per poi uscirne con rivoli che mi disegnano percorsi scoscesi fra i peli, finché non raggiungo l’acqua per sentire fitte di sale.
Quando Jairo, apre il pesce con la lama, attaccata alle viscere rimane una piccola protuberanza rosso sangue, viva di sangue a muoversi, lunghi istanti. Jairo dice che é la lingua del pesce. Forse era il cuore.
Il giorno più lungo
Jairo è un ragazzo dell’Ostional. Studia ingegneria industriale a Managua … e si mette a ridere quando lo dice … anche lui si rende conto che non ha nessun senso, quando ti guardi intorno …
Jairo ride, ride spesso, e ti contagia con questa predisposizione alla risata, una risata così pura, così limpida, che la senti allargarsi in mezzo al petto.
Ogni tanto, nei momenti di maggior godimento della vacanza, ci piace ripetere il mantra filosofico che ci ha lasciato in eredità il nostro amico Marco … “che stress!!!” … mantra che va pronunciato ovviamente nei punti di più alto rilassamento …
Jario la prima volta non capisce … e dice, stress quale stress … io non so cosa sia lo stress, ed effettivamente non risulta difficile credergli, mi sembra talmente lontano e immune dal concetto che la nostra battuta deve risultargli proprio stravagante …
Il 31 dicembre decidiamo che è tempo di abbandonare le spiagge più vicine, ormai diventate solite, per andare a cercare la mitica spiaggia bianca sulla quale ci stiamo informando da qualche giorno …
Natalie sta poco bene, Lucia non può camminare tanto per la puntura della razza, Diana non le abbandona anche perché, non sapremo mai se ci siamo autoinvitati o ci hanno invitato, fatto sta che la mattina Glenda, la signora dove siamo alloggiati, ci ha beccati a parlare della cena, che essendo il 31 vorremmo un minimo speciale … Glenda naturalmente ci invita a condividere la cena con la sua famiglia …
… quindi involontariamente maschilisti, ce ne andiamo all’avventura, lasciando le ragazze al paese e a pensare alla cena …
Visto che per un primo pezzo non si può passare per la spiaggia a causa di insenature fra gli scogli impraticabili, decidiamo di procedere nel bosco per goderci la natura, tanto ci guida Jairo … anche se ben presto ci rendiamo conto che l’ostentazione di sicurezza sul cammino da percorrere è appunto più ostentazione che sicurezza …
Finalmente scendiamo verso il mare, arriviamo in una spiaggetta splendida, ovviamente deserta (non che nel porticciolo dell’Ostional si stia come a Rimini in agosto …) … siamo solo a una spiaggia dal nostro obiettivo, ma io non posso più aspettare e mi faccio il bagno …
Pochi minuti dopo percorriamo i bassi scogli che ci dividono dall’agognata distesa bianca … arrivati ci rotoliamo nel nostro tesoro come pirati fra i dobloni … increduli di tanta fortuna …
Rimaniamo un’oretta a goderci la nostra conquista … poi dobbiamo rientrare che al tropico il sole va giù rapido e alle sei è già buio … questa volta passiamo dalla costa, fino a sbattere contro l’impossibilità di avanzare quando siamo a una spiaggia dal ritorno. Il sole intanto ci guarda arancione dall’orizzonte, ci tuffiamo su per una scarpata, arrancando: ce l’abbiamo fatta, non ci toccherà accendere un fuoco per sopravvivere la notte e attendere la luce dell’anno nuovo …
Non potevamo permettercelo, anche perché ci aspettava il cenone a casa di Glenda … senza nessun dubbio il più spartano della mia vita … intorno al tavolo in cucina saremmo poco più di una dozzina, le sedie non sono sufficienti per tutti e quindi qualcuno condivide, nessun fronzolo, nessun addobbo, piatti, bicchieri, stoviglie tutti spaiati, alcuni di plastica. Quelli che non hanno previsto di andare a ballare alla casa comunale sono decisamente quotidiani nel loro look: ad esempio il marito di Glenda, professione pescatore, per l’occasione indossa canottiera, pantaloncini di poliestere gialli, e chinelas … abbigliamento classico per buttarsi sul divano a guardare la tele, cosa che immagino ha fatto prima e dopo la cena a base di riso con polipo, molto riso e poco polipo … nella più naturale delle forme di ospitalità: dove mangiano due mangiano tre, dove mangiano tre mangiano quattro, eccetera, ma il polipo … sempre uno è … quindi quel che si aggiunge è il riso … poi c’era tortilla di patate, un classico della cucina spagnola preparato da Lucia, buonissima, e un’insalata di patate con barbabietole. Il tutto annaffiato da ottima coca-cola d’annata, che la famiglia è evangelica e quindi non beve alcol. Mezz’ora e la questione è risolta …
Nonostante l’imbarazzo dell’intrusione nell’intimità della famiglia e il dubbio di esserci in qualche modo auto-invitati, passiamo un bel momento, il marito di Glenda sta al gioco e cerca di mantenere la conversazione, senza strafare.
Un salto alla casa comunale trasformata in discoteca, a mezzanotte tutti a vedere i muñecos, pupazzi che rappresentano l’anno vecchio, bruciati e fatti esplodere con petardi agli angoli delle strade, poi come ogni sera, al baretto sul mare … ma oggi e festa e al baretto non si lavora, i ragazzi che lo gestiscono sono seduti intorno al tavolo con amici, festeggiano, chitarre, ci sediamo sul bordo della spiaggia, canzoni della rivoluzione, mi butto sulla schiena, a guardare ancora una volta le stelle …
Post scriptum: il segreto
Il segreto, che in spagnolo, “secreto”, non so se per la “c” o per il tono con cui gli abitanti dell’Ostional lo pronunciano, suona meno misterioso e più concreto, è il rimedio della comunità contro le puntura di razza: si passa un panno di stoffa sulla vagina, per catturarne le secrezioni (da cui secreto?), se la persona punta è di sesso femminile deve comunque ricorrere agli umori di un’altra, i propri non valgono, poi si strofina sulla ferita. Glenda si è prestata. Lucia dice che funziona.

